Una raccolta di articoli su Bellaria Igea Marina, con la curiosità come filo conduttore.
- Alfredo Panzini – Orario di Bellaria – Il Gazzettino Verde anno 1 numero straordinario del 17 agosto 1906
- Alfredo Panzini – Lettere Estive – Il Gazzettino Verde, 28 luglio 1907
- Raffaella Carrà, Qualcuno pensava che non riuscisse a diventare una stella – Lina Agostini, RadioCorriere TV n. 45 – 1970
- Lungo la spiaggia di Bellaria non passeggiano i polli – Walter Minardi, Giornale dell’Emilia 19 luglio 1947
- Passeggiata quasi romantica sulla spiaggia di Bellaria – Gianna Predassi – Posta Sera, 8 agosto 1947
- Combinazione balneare e commerciale – “V Magazine” 28 agosto 1949
- La storia di OSCAR – The Evening Post, 19 ottobre 1944
- La guida di Rimini e dintorni 1923
Alfredo Panzini – Orario di Bellaria – Il Gazzettino Verde anno 1 numero straordinario del 17 agosto 1906





ORARIO DI BELLARIA
Ore 5 – Le casette, che Dio in un momento di odio al piano regolatore sparse qua e là fra queste dune, le betulle i tamarischi e le marruche aspre, dormono ancora. Il sole apre intanto la gran pupilla d’oro sul mare.
Ore 6 – Sciame di venditrici e di pescivendole discinte: grida, richiami di : “ latte, latte, latte ! pomidori, patate, polli, frutta ! ” E’ un irruzione !
Un esteta può ammirare certe curve nelle parti meno nobili ma più contemplate delle donne, certe curve che le signore con tutto il buon impegno e gli artifici della moda non sempre posseggono.
Le casette allora si aprono
Sul mare dolcissimo – addormentato ancora come un infante – sembrano sospese nella lontananza cerulea, le barchette dei pescatori e le vele bianche e rance.
Ore 8 – L’arrivo del treno da Rimini delle otto segna un notevole avvenimento. Lo si sente prima rombare sul ponte di ferro del bel fiume Uso, quindi passando per i tre chilometri, circa, per cui si estende Bellaria a mare, avverte che è giunta l’ora d’andare alla posta e alla spesa. Movimento dunque, ascendente verso la vecchia borgata, situata su la via Emilia. Le servette, quando non incontrono uno spino (l’abitudine di andare scalzi, e scalze anche le padrone, non è ancora perduta a Bellaria a dispetto delle raffinatezze e dei progressi che cominciano a penetrare anche qui sotto specie di certe scritte in francese da far strabiliare) quando non incontrano doganieri troppo minuti e coscienziosi; quando non si imbattono in un obbligo di pedaggio; quando possono spicciarsi dall’unico macellaio (oh, essere vegetariani !); quando hanno poche confidenze fra loro; si spicciano per le prime.
I signori bagnanti e le signore invece indugiano di più. Il ritiro della posta è una delle cose più faticose per i non troppo affaticati bagnanti. I signori si raccolgono in due ritrovi: il più aristocratico e severo è attorno al banchetto di un calzolaio (via, diamogli questo nome); il meno aristocratico ma più allegro, su la porta del barbiere. Le signore e le signorine avevano un tempo il lodevole costume di abolire il cappello. Oimè! L’antica, patriarcale Bellaria va scomparendo! Del resto dove appare la donna, scompare la buona semplicità dei costumi. Ciò è avvenuto anche a Bellaria!
Seguono il bagno, il pranzo, la siesta. Sul vespero la passeggiata. Il treno delle 8 di sera – che è onorato col titolo di diretto – chiude il giorno.
Sciami di bimbi e di fanciulle lo salutano dagli alti spalti mentre il sole muore dietro Bertinoro. Si chiude la giornata: giornata – come si vede – non di eccessivo lavoro; e se la gente dovesse mangiare secondo la fatica, l’unico macellaio di Bellaria avrebbe di che protestare. Invece si mangia moltissimo, come possono attestare le molte tavole all’aperto in sul vespero. Bellaria su le dune si accende di lumi: non è – che non si pensi male – l’illuminazione fornita dal Comune di Rimini, ma semplicemente delle lampade ad acetilene su le molte e sparse mense. Si chiude la giornata e si apre la notte. Qui il silenzio è doveroso: dormono le casette bianche, dormono i palazzi (qui le case ad un unico piano sopra quello terreno, si chiamano palazzi; le casette ad un unico piano terreno, si chiamano ville): dormono anche i capanni misteriosi lungo la spiaggia. Ma che dormano anche tutti gli abitatori e le abitatrici, non è assicurato in modo positivo. Vi è anzi qualche maligno che afferma che la nuova farmacia vende molti ipnotici per rimediare all’insonnia di cui soffrono molti.
Candidamente possiamo assicurare che vi sono serenate che durano sino al nascer del sole.
Alfredo Panzini, 10 agosto 1906
Alfredo Panzini – Lettere Estive – Il Gazzettino Verde, 28 luglio 1907






Lettere Estive
Alfredo Panzini, memore della promessa gentile, inizia nel numero di oggi la sua collaborazione. Noi gliene siamo grati. Il nome e l’opera di questo geniale letterato che ha oggi vittoriosamente ridato vita alla novella classica italiana e si è imposto fra i primi nel campo delle lettere, sono una gloria tutta nostra e noi siamo fieri di onorarlo e di amarlo con l’affetto di fratelli e con la devozione di chi ammira e pregia in lui la vivezza dell’ingegno, lo splendore della sua arte magnifica, la bontà del suo cuore, la franchezza del carattere che non si contorce. Noi ci teniamo grandemente onorati della particolare cortesia che egli ci usa inviandoci le sue cartelle preziose e non sappiamo davvero come sdebitarci. Se Egli crede alla possibilità che qualche volta, ogni cento anni, la riconoscenza umana possa vibrare, sia convinto che noi ricorderemo sempre con affettuosa gratitudine questo periodo estivo che ci procura il piacere delle sue lettere da Bellaria. (Bellaria, 22 luglio 1907)
Caro Pugliesi,
un redattore del Gazzettino Verde, la mattina del 21 giugno, appena sbarcato a Rimini da Milano, mi ha afferrato alla farmacia Duprè – erano le cinque circa del mattino – e dopo aver fatto il possibile per circondarmi con un tenero abbraccio, mi ha effusamente pregato di essere collaboratore del Gazzettino Verde. In quello stato di stanchezza – era stato sbattuto tutta la notte in un carrozzone che ancora rimaneva in istato di disservizio – non mi sentii la forza di dire di no. Eccomi dunque diventato redattore del Gazzettino, ed ella infatti ha inscritto il mio nome fra altri nomi. Redattore di che? Di che cosa? Evidentemente, dimorando io a Bellaria, non posso aspirare che al modesto titolo di corrispondente di Bellaria. Vero?
Sua Maestà, il nostro Re, quando fu assunto al trono, si assicura che abbia pronunciato queste poche parole: “Le cose nostre vanno benissimo. Non manca altro se non che ognuno faccia il proprio dovere!”. Si rimprovera ai Re, in questa epoca epidemica di conferenze, di non avere l’abitudine di parlare in pubblico. Ma ammetterà che il nostro Re ha fatto il più splendido discorso che si stato tenuto in questi ultimi sette anni. Dunque, poiché sono notato fra i collaboratori del Gazzettino, bisogna che faccia anch’io il mio dovere di corrispondente.
Le dirò innanzi tutto che sono stato recentemente all’Ardenza a Livorno, dove mi si è offerta occasione di istituire un confronto fra quella riviera, e codesta di Rimini. Del risultato delle mie osservazioni le palerò in altra mia. Per ora mi permetta di esprimere una mia impressione, cioè che la riviera di Rimini vincerà la riviera Livornese, quando i lavoratori della scopa (si chiamano così socialisticamente parlando gli spazzini?) e gli addetti al culto della dea Cloacina si saranno esattamente informati alla massima su riferita di Sua Maestà, il nostro Re. Sarebbe cosa deplorevole per Rimini che quegli egregi lavoratori dovessero in Bellaria, allo scopo di ottenere quei benefici che godono tutti i paesi dove si pagano le tasse! Si tratta di cose serie ed alcune anche molto ragionevoli e giuste. I bellariesi dicono che non sono i figli della terra, volevo dire del Municipio di Rimini, e creda che non hanno torto. Prima che nasca qualcosa di grosso che c’è nell’aria, respiriamo l’idillio.
Il singolare esempio del carattere idillico di Bellaria è questa canzonetta che le invio a modo di chiusa. Non ne creda me autore. Ne è autore il Sig. colonnello G. Calletti, uno, come chiamarlo? Dei fondatori di Bellaria. Questo squisito gentiluomo nella pace e nel verde della sua villa dipinge finiti e suggestivi quadretti campestri. Le muse, queste signore stravaganti, qualche volta lo vengono a trovare e allora il Sig. Calletti lascia i pennelli per la penna. Questa volta le muse erano vestite da pastorelle d’Arcadia. Ella dirà che l’Arcadia è roba stantia e sdolcinata, ma creda che chi ne ha sin sopra i capelli della orchestrazione estetico-sociale-euperesotica dei nostri Poeti, gusta questa canzonetta come una sorsata di acqua fresca dopo molti bicchieri di bibite americane
Bellaria
La spiaggia di Bellaria
Già nota al mondo intero
Non ha, per dire il vero,
Bisogno di reclam… e.
Ma pur mi faccio lecito,
Almen con pochi versi,
Sian pure poco tersi,
Le laudi sue cantar;
Or che il sereno aere
Reso è dal sol cocente
E che la stanca gente
Chiede ristoro al mar.
Salse salubri emanano
Dall’onde esalazioni.
Che donano ai polmoni
Più facile il respir.
La fin sabbia nitida
E’ soffice riposo
Nei di del caldo afoso
In questo quieto asil.
Non il mugghiante borra,
Ma una cortese brezza
Dei pargoli accarezza
Il bruno o biondo crin.
E come gialli e rosei
Nei verdeggianti prati,
In primavera nati
Brillano vaghi i fior;
Così nel mar ceruleo
Da lieve brezza spinte,
Le vele variopinte
Dan gioja di color.
E questa quiete placida
Poveri e ricchi attira,
Chè solo qui si ammira
La spiaggia il cielo e il mar.
Or via fanciulle e giovani
Nei di del grande estate
La spiaggia popolate,
Regna qui pace e amor.
Il sig, Calletti, a cui elegantemente carpisco questa poesia e faccio pubblica a sua insaputa, me ne sarà male, ma lei certo, caro Pugliesi, mi ringrazierà.
Alfredo Panzini
Raffaella Carrà, Qualcuno pensava che non riuscisse a diventare una stella – Lina Agostini, RadioCorriere TV n. 45 – 1970

Lungo la spiaggia di Bellaria non passeggiano i polli – Walter Minardi, Giornale dell’Emilia 19 luglio 1947

Bellaria, luglio
Nel treno su cui viaggiavo si stava pigiati come vongole in un barattolo. Seduto di fronte a me un signore di mezza età, lugubre e vestito di nero, guardava dal finestrino la campagna romagnola che splendeva sotto il sole di mezzogiorno. Il suo sguardo dietro il pince-nez era immobile come quello di un pollo annegato. Alla stazione di Cesena si sporse dal finestrino e chiese a un venditore in giacchetta bianca un cestino da viaggio. Si sedette, se lo pose sulle ginocchia e ne cavò un piccolo vassoio di cartone colmo di tagliatelle fumanti che cominciò a mangiare attorcigliandole ad una forchettina di stagno. Il treno, intanto, si era rimesso in movimento, e il venditore, correndo lungo la banchina, urlava come un peracottaro, reclamando il pagamento del cestino che il viaggiatore non aveva effettuato.
Fu allora che mi rivolsi a lui, dicendogli:
– Scusi, ma lei ha dimenticato di pagare il cestino.
– Ebbene, che fa? – disse tristemente. Io viaggio per dimenticare.
Bevve un sorso di vino da un fiaschetto poi continuò con tono strettamente confidenziale: vede, per me la vita non ha più scopo, perciò ho deciso di lasciare questa valle di lacrime. Ma al contrario dei comuni mortali, che per togliersi la vita si gettano sotto il treno, io ci monto su se è vero, come affermava De Musset, che partire è un po’ morire, io morirò a poco a poco con lo scadere del mio abbonamento ferroviario… Ma non voglio annoiarla con le mie tristezze. Lei dove va?
– A Riccione
– Troppa mondanità, troppa gente, disse quasi con disgusto. Se lei ama la tranquillità e la vita semplice, dia retta a me: vada a Bellaria.
Cavò di tasca un grosso portafogli e da questo trasse una fotografia sbiadita in cui figurava lui ragazzino in compagnia dei genitori sulla spiaggia, Dietro, nel cartoncino ingiallito, c’era scritto: Bellaria 1912. Sua madre, grossa come una foca e coi capelli acconciati a budino, indossava un costume tipo esquimese; il padre, che sembrava Ben Turpin in vacanza, aveva grossi baffi e un costume da bagno a righe bianche e nere come una zebra: Quell’anno – mi spiegò il mio compagno di viaggio – eravamo vicini di capanno di Alfredo Panzini il quale passava lunghe ore sotto la tenda a conversare con mia madre, mentre io giocavo a costruire castelli di sabbia. Rievocando la sua infanzia felice sulla spiaggia di Bellaria, quell’uomo dalla malinconia desolata mi decantò questo luogo di soggiorno dal nome arioso e invitante come un regno di delizie, una specie di favolosa Sangri-là balneare dove le genti umane affaticate godono tutti gli incanti del mare. Credo che gli unici elementi attraenti che egli non incluse in quella sua descrizione pittoresca fossero le sirene. Il fatto è che, alla fine della sua disquisizione elogiativa, decisi di fermarmi a Bellaria.
Un nuovo sistema pubblicitario
Più tardi, ripensando a quell’incontro che aveva determinato il mutamento del mio itinerario, mi germogliò nella mente un nuovo sistema di propaganda balneare da svolgersi sui treni da parte di agenti specializzati e dotati dl una loquela suadente, al soldo delle aziende di soggiorno. Occorrono dei signori dall’aspetto dignitoso da dislocare nei vari compartimenti dei treni diretti verso le zone balneari. Il loro compito è quello di attaccare discorso coi compagni di viaggio e di parlare, possibilmente, ad alta voce in modo da essere uditi da molti viaggiatori. Fa sempre un certo effetto sentire affermare da un signore dignitoso e serio che nella spiaggia di C. affiorano banchi di corallo, e che nelle pensioni o prezzi miti vengono servite a pranzo ostriche con dentro la perla, mentre, al contrario, nella spiaggia di R. invasa dalle truppe di colore e da scarafaggi, pullulano mine galleggianti e pescicani.
Folla in cerca di solitudine
Sono sicuro, e lo dico per esperienza, che questa nuova forma di propaganda conseguirebbe dei risultati soddisfacenti, Ad ogni modo informo il signor Edmes Mantovani presidente dell’Azienda di Soggiorno che ho già chiesto il brevetto.
Quel signore che viaggiava per dimenticare era in buona fede quando mi decantava questa spiaggia come una specie di di Ben Godi balneare: me ne ha dato conferma il gran numero di villeggianti con una moltitudine di bambini, i quali hanno tutti l’espressione soddisfatta e contenta di chi gode un soggiorno delizioso in piena serenità di spirito.
« Sa perché quest’anno a Bellaria c’è tanta folla? » mi diceva uno stimato professionista del luogo, appassionato studioso di sociologia, «Perché tutti sfuggono la folla, sembra un controsenso, ma è proprio così. Vede, Bellaria ha sempre avuto nella riviera adriatica il modesto ruolo di spiaggetta placida e familiare particolarmente indicata per coloro che non amano la folla e la mondanità. E mai come quest’anno la gente ha sentito il bisogna di rifuggire dal mondano rumore. L’avversione per la folla è sintomatica di questo dopoguerra inquieto e travagliato. Dopo gli esodi in massa e la promiscuità dei rifugi e delle coabitazioni, la gente sente – per naturale reazione – il desiderio di appartarsi in luoghi tranquilli; e Bellaria suggeriva, per l’appunto, un soggiorno di quiete riposante che ha fatto riversare su questa spiaggia una moltitudine di villeggianti.
La stessa cosa si verificò nella antica Tebaide quando gli anacoreti si estraniavano dai mondo per andare a vivere nella solitudine del deserto. A quei tempi fu tale l’afflusso di anacoreti nella Tębaide che, in breve tempo, il deserto si popolò di una moltitudine di eremiti i quali fomarono dei veri agglomerati in cui c’era ressa come in un cinema di domenica».
In verità: quest’anno a Bellaria si nota una animazione mai vista su questa spiaggia. E tale animazione si protrae fino alle ore piccolissime lungo i viali e nelle vie del centro dove i negozi di generi alimentari restano aperti fino a notte alta. Abitudine, questa, che si riscontrava solamente a Budapest negli anni precedenti la guerra quando la vita notturna della capitale magiara era nel suo suo pieno fervore. Per apprezzare i vantaggi di questo commercio fuori orario occorre riandare col pensiero ai tempi del coprifuoco e del razionamento. E’ dal contrasto che nasce fra la tristezza del passato e la confortante realtà del presente che si può godere pienamente la gioia di comperare, dopo la mezzanotte, un etto di mortadella.
In quanto a mondanità, questa è conclusa nella ristretta cerchia dei villeggianti che frequentano l’Hotel Miramare dove si vedono ballerini in giacca bianca e dame in toilettes vaporose; ma si balla un po’ dappertutto e dovunque si assiste allo spettacolo di «facce che si annoiano e deretani che si divertono», come diceva Clemenceau a proposito del ballo. Si danza al «Marocco » e alla “Саpannina verde”; si balla pure al “Giardino d’estate” sotto un pergolato da cui pendono grappoli d’uva moscatella che crea una atmosfera agreste in cui i paesani in maniche di camicia si trovano a proprio agio, come i mietitori che ballano sull’aia, dopo la trebbiatura.
La musica delle orchestrine nella quiete notturna si confonde col largo respiro del mare, e i bagnanti e anche i giovani del paese, sembrano animati da una specie di melomania come gli indigeni delle Haway. Così, nelle ore piccole, si vedono comitive di villeggianti che lasciano i ritrovi eleganti per andare a gustare la musica di una fisarmonica all’osteria “da Papet”.
La festa del sorriso
Tempo fa, alla “Capannina verde”, si svolse la festa del sorriso con l’elezione della dama più “dolcesorridente”; e quel giorno, negli alberghi e nelle pensioni di Bellaria ci fu gran movimento di spazzolini da denti e un insolito gorgogliare d’acqua nei lavandini. Anche le signore di mezza età si diedero un gran daffare per dare lustro e decoro alla propria dentiera. Una delle più probabili candidate al premio del sorriso era una giovane signora milanese, non proprio bellissima in verità, ma dotata di una dentatura compatta, perfetta, bianchissima come quelle che figurano nei cartelloni pubblicitari dei dentifrici.
Durante la festa tutte le partecipanti, assai numerose, sembravano invase da un buonumore collettivo che le faceva ridere senza un motivo apparente ma col proposito di mostrare i denti alla giuria. Solo la signora milanese rimase seria e crucciata tutta la sera, compromettendo irrimediabilmente mente la sua elezione che pareva certa.
Un giovinotto alto e bruno, che le faceva una corte assidua, le si avvicino dicendole:
– Se lei sta cosi seria non verrà eletta, Su, dunque: sorrida.
– Non mi riesce disse la signora tristemente. Ho ricevuto un telegramma di mio marito il quale mi annuncia che arriverà stanotte …
Il pollo di Montanelli
Giorni or sono suscitò molti commenti fra i bagnanti una corrispondenza di Indro Montanelli, pubblicata dal “Corriere della Sera” in cui era detto che di sera sulla spiaggia di Bellaria si incontrano polli che gironzolano lungo la linea del bagnasciuga tuffando a tratti il becco nei flutti che lambiscono loro le zampe.
Confesso che poche cose lusingano la mia aspettativa come la possibilità di incontrare polli sul mio cammino, specialmente se questi sono in luogo deserto e liberi da pastoie padronali. Quando al mattino lessi l’articolo decisi di fare un sopralluogo serotino sulla spiaggia; e verso il tramonto partii dalla mia pensione ansioso come un cacciatore.
Non ero mai stato sulla spiaggia dopo il tramonto, ma sono sicuro che non si era mai vista tanta gente, di sera, sul lungomare, il che mi fece supporre che tutta quella gente andasse in caccia di polli, dopo aver letto l’articolo di Montanelli. Fra le persone che incontrai riconobbi un mio vicino di capanno, un signore barbuto e dall’aspetto dignitoso, il quale portava con se una rete a sacchetto munita di un lungo manico Potrei essere tacciato di malignità ma io dubito che quel signore andasse a pescare pesciolini sotto la luna con una reticella.
Di polli, però, nemmeno l’ombra. Dirò di più: a Bellaria non vidi mai un pollo: neppure alla mensa della mia pensione.
Walter Minardi, Giornale dell’Emilia, 19 luglio 1947
Passeggiata quasi romantica sulla spiaggia di Bellaria – Gianna Predassi – Posta Sera, 8 agosto 1947

Combinazione balneare e commerciale – “V Magazine” 28 agosto 1949

VENEZIA e Abazzia, soprannominata la Cannes d’Italia, fanno le dure con le altre spiagge dell’Adriatico. Per fortuna ci sono persone in gamba al timone degli uffici turistici delle località meno costose. Per assicurarsi una clientela, la piccola spiaggia di Bellaria è ricorsa a una “bella combinazione”. Il suo ufficio turistico ha ingaggiato un plotone di belle ragazze che, sulla linea Rimini-Bologna, giocano a fare le bagnanti correndo verso la spiaggia di Bellaria. Una spiaggia che la loro presenza non può che incantare. Questo tipo di pubblicità morde, a quanto pare, a volontà. Le sirene erranti si accordano per deviare a beneficio di Bellaria, i visitatori estivi che salgono sul treno diretto ad un’altra spiaggia. Per ogni cliente così portato al loro seguito ricevono una provvigione, fermi restando i particolari vantaggi che l’incontro potrà procurare loro. Passata la manovra, molti sono i sequestrati volontari, che si limitano a ritirare il biglietto per Bellaria, ben sapendo che oltre non andranno. Risultato: la sabbia di Bellaria è ora occupata, tanto quanto quella del Lido. Di ciò era gelosa di un’altra piccola spiaggia, che una quarantina di chilometri separa da Bellaria. Anche Cattolica voleva avere la sua “combinazione”.
A cura dell’ufficio turistico, studiosi apocrifi, sono state scritte lettere di donne poi… dimenticate sui sedili dei treni o nelle sale d’attesa. Ecco il tipo di lettera: “Caro amico… attualmente mi trovo a Cattolica. La spiaggia è ottima per nuotare, ma non per flirtare, qui ci sono solo padri di famiglia e misogini solitari…” L’informazione è innegabilmente rassicurante per i mariti che mandano le mogli a trascorrere le vacanze da sole. Cosa che ha fatto guadagnare a Cattolica una primo tipo di clientela… a cui un secondo si è unito rapidamente “La spiaggia di Cattolica non ha seduttori”, dicevano i Don Giovanni… Cosa aspettiamo a correre lì?”
qui l’originale :gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k23719540/f4.item
fonte : gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France
nota – Abbazia è una città della Croazia, a 70 chilometri da Trieste. La città nel 1920 passò all’Italia, inizialmente assegnata alla provincia di Pola, e dopo l’annessione di Fiume all’Italia nel 1924 a quella di Fiume. Con l’avvento del fascismo (1922) si inaugurò una politica d’italianizzazione forzata della popolazione croata, fu vietato l’insegnamento in croato in tutte le scuole della zona e gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo linguistico italiano. Nel 1947 passò in sovranità alla Jugoslavia in base al trattato di Parigi
La storia di OSCAR – The Evening Post, 19 ottobre 1944
KIWI MATERNITY HOME (Corrispondente ufficiale di guerra N.Z.E.F.)
L’intraprendenza e l’umanità del soldato neozelandese hanno recentemente superato un’altra dura prova, quando due dei nostri uomini hanno agito con successo come ostetriche e in seguito sono diventati genitori adottivi di un bambino. Durante il periodo delle piogge, quando la divisione si spingeva oltre Viserba, due neozelandesi passeggiavano su un campo fradicio. All’improvviso si imbatterono in una giovane donna alle prese con il parto. Era stata abbandonata dalla sua famiglia nel panico seguito all’arrivo della guerra, ed era stata sopraffatta dal lavoro in un campo all’aperto, lontano da ogni riparo. Non c’era il tempo di richiedere aiuto e i due soldati sono entrati immediatamente in azione. Uno di loro, noto come “Cow Cockie” (un allevatore che lavora da solo) dal lavoro che faceva prima della guerra, si ricordò dei parti degli agnelli e capì cosa fare.
La nascita è stata un completo successo.
Quindi la donna e il bambino sono stati portati nella casa più vicina, il cui occupante è stato costretto a dar loro riparo. I Kiwi intrapresero quindi una serie di spedizioni di foraggiamento e presto la madre e il figlio si stabilirono in una sontuosa villa. Fu ottenuta una donna anziana per fare da infermiera, ma i Kiwi si riservarono il diritto di preparare il cibo per il bambino; pensavano che la vecchia fosse troppo sporca. Dal nulla arrivò una bellissima carrozzina e altri lussi seguirono rapidamente.
Quando un’altra unità neozelandese si trasferì nella villa, gli uomini accettarono l’intera parte del lavoro. I nuovi genitori adottivi hanno scoperto che l’approvvigionamento alimentare era scarso. Un diamante grezzo di Waiuku (una città rurale nella regione di Auckland nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda) è passato attraverso un centro di distribuzione alimentare italiano come un ciclone e ne sono usciti carne, latte, pane e altro cibo è stato ottenuto con mezzi ambigui finché la situazione non è stata ben sotto controllo.
Fu fatta una ricerca generale del marito, la cui continua assenza interferiva con la convalescenza della puerpera. Seguendo una sottile catena di indizi, una squadra di ricerca lo trovò vicino a Bellaria, diverse miglia lungo la costa, e lo trascinò dalla sua preoccupata moglie. Era un sarto e la sua macchina da cucire è stata recuperata dalle rovine della sua casa. I neozelandesi hanno apposto un grande cartello “Sartoria” fuori dalla casa, e gli affari hanno cominciato a girare. Erano appena arrivate le nuove uniformi da combattimento e presto il sarto italiano iniziò a lavorare più duramente di quanto mai avesse fatto prima.
Da allora le cose sono andate bene. Molti visitatori che portavano un regalo per il bambino o per la madre, trovavano la madre che riposava mentre un certo numero di Kiwi si dava da fare per preparare il cibo del neonato. Gli uomini sposati acquisirono un’importanza insolita e un comitato di esperti decretò che quando veniva il bel tempo la madre doveva trascorrere due ore al giorno al sole.
L’ex agricoltore ha ricevuto il suo più duro shock della guerra quando la madre ha dichiarato che il bambino doveva essere chiamato come lui. Aveva nascosto il suo nome agli amici più cari, e con diffidenza lo sussurrò all’orecchio della madre. Ci furono grandi scene di gioia quando il bambino fu acclamato “Oscar”.
(The Evening Post, 19 ottobre 1944)


Razioni fresche per le truppe neozelandesi, Bellaria, Italia, durante la seconda guerra mondiale. Soldati non identificati del 20° reggimento corazzato in un’aia, con polli e capre. Fotografia scattata da Jock C Montgomery, ottobre 1944.
note
The Evening Post era un quotidiano metropolitano pomeridiano con sede a Wellington , in Nuova Zelanda . Fondato da Henry Blundell è stato pubblicato dall’8 febbraio 1865 al 6 luglio 2002.
foto : Montgomery, Jock C, active 1944. Fresh rations for New Zealand troops, Bellaria, Italy, during World War 2. New Zealand. Department of Internal Affairs. War History Branch :Photographs relating to World War 1914-1918, World War 1939-1945, occupation of Japan, Korean War, and Malayan Emergency. Ref: DA-14409. Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand. /records/22908800
La guida di Rimini e dintorni 1923
“La guida di Rimini e dintorni” venne pubblicata nel 1923 a cura di Mario Becca. Si trattava di una guida storica, artistica, commerciale e industriale, concepita per offrire uno sguardo completo sulla città e sul territorio.
La sezione storico-artistica è dedicata principalmente a Rimini, mentre la parte commerciale si estende anche alle località vicine: Colli di Covignano, Paradiso, Saludecio, Verucchio, Riccione, Cattolica, Gradara, Viserba e Bellaria. Una sorta di Pagine Gialle dell’epoca.
Per quanto riguarda Bellaria Igea Marina di particolare interesse sono le inserzioni pubblicitarie dell’epoca: l’Hotel Miramare, la Trattoria Giardinetto, la Ditta Fratelli Savini, la Macelleria e Salumificio Gianetto Filippini, e molte altre ancora. Curioso anche l’elenco dei “commercianti ed esercenti”, con i nomi dei titolari delle varie attività.
La guida da cui ho tratto queste informazioni non è un originale del 1923, ma una ristampa del 1996, reperibile nelle librerie specializzate in volumi fuori catalogo.

Potete consultare le pagine che riguardano Bellaria Igea Marina qui :






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