Nel 2023 durante lavori di prolungamento del nuovo lungomare Raffaella Carrà a Bellaria Igea Marina, in zona Cagnona, è tornato alla luce un bunker Tobruk costruito dall’esercito tedesco.
Il bunker che ha una lunghezza di 4 mt ed una altezza di 2,5 mt è completamente sommerso nella sabbia.
Il bunker era già noto, come documentato dal bell’articolo di Marco Neri su Il Nuovo nel 2016, completo di fotografie e descrizioni della sua struttura (lo potete leggere qui)
L’amministrazione comunale ha deciso di non tentare il recupero del bunker: una porzione della bocca d’ingresso è visibile nell’aiuola, la parte posteriore si intravede dietro la mura in proprietà privata. Sul posto sono stati installati dei cartelli informativi.
Degli altri bunker costruiti a Bellaria non resta più traccia: il più grande si trovava su lungomare Colombo all’angolo di via Arno. Così come non è rimasto nulla dei tantissimi blocchi antisbarco posizionati sulla spiaggia, leggenda vuole che siano stati utilizzati come base per la costruzione delle scogliere.






Il bunker nelle fotografie d’epoca
In questa fotografia, trovata online, è visibile nel cerchio il bunker ancora in posizione orizzontale e fuori terra. In basso a destra si distingue il tetto del cinema-teatro Apollo e, poco più in alto, il cancello della villa Lugaresi che esiste ancora oggi. La fotografia è degli anni cinquanta, non ci sono ancora le scogliere.

In questa immagine dei primi anni sessanta, ripresa dall’hotel Marconi come la precedente si vede il bunker inclinato dietro le tende come lo vediamo oggi. La parte rialzata è visibile dietro il muretto.

Nell’immagine successiva il bunker a spiaggia, nei primi anni sessanta, tra tende e ombrelloni (foto di Roberto Gori, Bagno Gori n.16)

Cartoline del lungomare di Bellaria dove convivono le tende e i blocchi in cemento antisbarco, siamo nei primi anni 50.



Il bunker in un articolo del 1947
In un articolo dell’agosto del 1947 la giornalista Predassi racconta di una “chiacchierata” con uno dei bunker di Bellaria … e pare che all’epoca i bunker sulla spiaggia fossero tre

Ecco la trascrizione della parte dell’articolo che riguarda i bunker
Mi siedo ai piedi di un grosso bunker, scuro ed immobile come un bull-dog pieno di pensieri. Di giorno mi sembra simile ad uno di quei rigidi polputi tedeschi dalla voce secca e dagli occhi freddi; ma come quelli , che verso sera s’intenerivano per sbornia o per nostalgia, anche il bunker prende ogni tanto un atteggiamento amico e cordiale. Così mi appoggio fiduciosamente ad esso. So che fra un po’ incomincerà uno dei nostri segreti colloqui.
“Ciao Gianna” mi dice “spostati un po’ di li, proprio sotto di te c’è una buchetta ricoperta di sabbia dove un bimbo pudico e meticoloso ha fatto oggi il suo bisognino. Non protestare; pensa che cosa dovrei dire io allora: tutti i bimbi della zona mi hanno digerito digerito addosso e dentro, questa è la mia nuova funzione di pace. Certo che preferisco servire bimbetti seminudi e accosciati piuttosto che uomini in divisa, sempre in piedi e sempre in guardia. Io sono pacifista e pacifico, e preferisco i bambini alle coppiette e ai soldati. Lo vedi quel bunker la a destra? E’ un poco di buono! Figurati che ospita coppie clandestine, che in compenso lo mantengono all’interno in buone condizione, anche se qualche ragazzo innocente lo imbratta. E’ proprio vero che onestamente è difficile ottenere vantaggi materiali. Quel mio collega a sinistra invece è intrattabile ed inavvicinabile: conserva dentro di se una bomba che lo tien lontano da ogni visita. Inoltre si è fissato sui vecchi ricordi e fedele a chi lo ha costruito ogni tanto urla “Heil Hitler”. Per fortuna che gli uomini non sentono la voce di noi bunker!”
Gianna Predassi, Posta sera 8 agosto 1947 (estratto)
Qui potete vedere l’articolo completo:
- Gianna Predassi nota come Gianna Preda (pseudonimo di Maria Giovanna Pazzagli Predassi) (Coriano, 11 febbraio 1921 – Ronciglione, 7 agosto 1981), è stata una giornalista e sceneggiatrice italiana.
- Posta Sera era un quotidiano indipendente di Bologna
La Linea Galla Placidia
Nel corso della Seconda guerra mondiale, la preoccupazione per un possibile sbarco Alleato a nord della Linea Gotica indusse l’esercito tedesco a realizzare la Linea Galla Placidia: un sistema composto da mine in mare, bunker sulla costa armati di mitragliatrici e cannoni, barriere antisbarco e trincee che si estendeva per 130 km da Pesaro fino alla foce del Po.
La Linea Galla Placidia non fu mai attivata poiché l’offensiva alleata per rompere la Linea Gotica e avanzare nella Pianura Padana iniziò via terra nelle Marche dall’agosto 1944, mentre in mare furono impiegate solo navi cannoniere a supporto dell’attacco.
Nel dopoguerra si procedette a un’accurata operazione di smantellamento delle strutture difensive realizzate e allo sminamento del mare con numerosi incidenti mortali occorsi agli sminatori stessi e alla marineria locale. Numerosi bunker furono demoliti oppure inglobati nelle nuove costruzioni civili: tutt’oggi solo pochi esemplari sono ancora visibili o visitabili, per lo più nell’area di Cervia e Ravenna.
Per approfondire
Associazione Centro Ricerche Belliche 360° – crb360ets.it
Il progetto Linea Galla Placidia – La Linea Galla Placidia
Resistenza mAPPe – resistenzamappe.it

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