La Seconda Guerra Mondiale ha lasciato un segno indelebile negli abitanti di Bellaria Igea Marina, strappando alla vita un alto numero di persone, civili e militari.
Con questo articolo intendo onorare la memoria di chi ha perso la vita durante il conflitto.
Ricordare queste tragedie non è solo un atto di rispetto verso chi è caduto, ma è anche un importante compito per garantire che le lezioni di pace e di umanità apprese dal passato non vengano dimenticate. È attraverso la memoria storica che possiamo sperare di costruire un futuro migliore e più giusto per tutti.
Per questo articolo la mia guida sono stati i due libri di Mario Foschi “Tin bota … le rondini tornano al nido” vol. 1 e “Torneremo a riveder le stelle … tin bota” vol.2 da cui ho preso informazioni e fotografie integrandole con nuova documentazione. Vi invito a consultarli per approfondire l’argomento.
Grato a chi mi vorrà segnalare errori ed omissioni e a chi vorrà integrare con testimonianze – contatto
Giugno 1940

Gino Ottaviani muore su un piroscafo che trasporta soldati italiani in Albania affondato da un siluro lanciato da un sottomarino inglese.
1 ottobre 1940
Filiberto Toller decolla da Taranto per una ricognizione nel Mediterraneo, viene abbattuto da una nave inglese.

(coll. priv. Medea Toller Vaiani)
Gennaio 1941

A Gondar, in Etiopia, per le gravi ferite riportate in combattimento, muore il bellariese Peppino Brunelli (42 anni), ufficiale delle camice nere, insignito di medaglia d’argento al valor militare.
Diversi anni dopo Ivo Onofri, amico e avversario politico, parte per l’Africa: trova la tomba e riporta la salma in Italia. Ora riposa nel cimitero di Bellaria.
29 marzo 1941

Guerrino Zavatti muore nel Mediterraneo nell’affondamento dell’incrociatore Fiume.
I morti sono 814.1
12 giugno 1941
Domenico Magnani muore sulla motobarca militarizzata “Gesù e Maria” colpita da un sommergibile inglese mentre naviga presso l’isola di Skiros nel Mar Egeo.

1 dicembre 1941

Il ventenne Elios Mauro perde la vita sull’unità navale “Da Mosto”, un cacciatorpediniere italiano affondato dalla Royal Navy britannica a 75 miglia nautiche a nord-ovest di Tripoli. La tragedia avvenne durante una missione di scorta a una grande motonave cisterna e causò la morte di 138 marinai.


La croce di guerra a un marinaio
Al marinaio disperso Mauro Elios da Bellaria, della classe 1921, è stata conferita la croce di guerra al valor militare con la seguente motivazione: “Imbarcato su C.T. durante una combattimento contro forze navali nemiche soverchianti disimpegnava con sereno coraggio e spirito di sacrificio il proprio compito e scompariva in mare nell’adempimento del dovere”.
L’eroismo di questo soldato del mare, che si aggiunge alla schiera gloriosa di cui Rimini va fiera, non ha bisogno di commenti. L’intrepido gesto del Mauro e dei sui camerati è degno di una celebrazione epica ed è pegno sicuro di vittoria. (Corriere Padano, 5 maggio 1942)
5 dicembre 1941
Attilio della Pasqua muore a bordo di un piroscafo che sta trasportando soldati italiani in Libia colpito dalla marina inglese.
25 dicembre 1941

Muore in combattimento a Rasputsaia, in Russia, Antonio Pelliccioni.
Il suo corpo riposa nel piccolo cimitero di quel villaggio.
28 maggio 1942
Luigi Pompili muore in battaglia nel deserto della Cirenaica.

11 febbraio 1943
La motonave “Nuovo Ardizio” con compiti di dragaggio mine incappa in un ordigno al largo di Cirò Marina sulla costa calabra.
A bordo Tito Gori (Bellaria), Giuseppe Lazzari (Bellaria), Salvatore Magnani (Bellaria), Balilla Mattani (Cesenatico), Mario Vannoni (Cattolica), Guido Vanzan e Gualtiero Mordini (Bellaria): solo la salma di quest’ultimo venne ritrovata, mentre gli altri risultarono dispersi.
Salvatore Magnani aveva 35 anni ed era il più anziano dell’equipaggio.


30 aprile 1943
Il marinaio Guido Ricci rimane intrappolato nel cacciatorpediniere “Leone Pancaldo” che affonda davanti a Capo Bon, Tunisia, colpito da aerei angloamericani.
Si salva il bellariese Dario Barberini, cannoniere, i morti sono 156.

12 settembre 1943
A circa 28 miglia a sud-ovest di Capo Carbonara, Sardegna (latitudine 38°39’N e longitudine 09°22’E), un aereo britannico attacca e colpisce il sommergibile “Topazio” 2 che navigava in superficie senza alcun segno di riconoscimento. Nessun superstite, 49 morti, tra loro il bellariese Marino Lazzarini.


(conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com)
13 settembre 1943

Nella battaglia di Zonza, in Corsica, muore il Caporal Maggiore Pierino Marchetti (1916 – 13 settembre 1943)
21 settembre 1943
Nell’eccidio di Cefalonia (341 ufficiali e 4750 militari italiani uccisi dai tedeschi) muore il ventitreenne Riccardo Pironi, sottotenente d’Artiglieria.
Nel 1953 i suoi resti fecero ritorno a Bellaria Igea Marina, l’Amministrazione Comunale onora la sua memoria intitolandogli il Centro Sportivo della Cagnona.

12 febbraio 1944
Il piroscafo Oria che trasporta migliaia di prigionieri italiani affonda sorpreso da una tempesta. Tra i defunti il bellariese Alberino Lazzarini.
” Il piroscafo Oria salpò l’11 febbraio 1944 da Rodi per il Pireo, con a bordo più di 4200 prigionieri italiani che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica Sociale Italiana dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, per essere trasferiti come forza lavoro nei lager del Terzo Reich. L’indomani, il 12 febbraio 1944, colto da una tempesta, il piroscafo affondò a 25 miglia dalla destinazione finale, dopo essersi incagliato nei bassi fondali prospicienti l’isola di Patroklos, sulla costa dell’Attica. I soccorsi, ostacolati dalle pessime condizioni meteo, consentirono di salvare solo 37 soldati italiani.
I cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dal fortunale e sepolti in fosse comuni, furono traslati, in seguito, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri non sono mai stati recuperati. Si tratta del peggiore disastro navale mai registrato nel Mar Mediterraneo.”3
Per chi vuole saperne di più su questa tragedia “dimenticata” rimando al sito piroscafooria.it/

12 marzo 1944
In prossimità della costa di San Benedetto del Tronto una nave Alleata affonda un piroscafo battente bandiera della R.S.I. che trasporta materiale per le forza armate tedesche. Tra i membri dell’equipaggio muore Olindo Mantovani.
27 marzo 1944
Colpito da un colpo di mitraglia sparato da un aereo inglese muore il bellariese Alvaro Silvano Onofri, in navigazione al largo di Pesaro sulla nave “Fioravanti II” (armatori i Fratelli Gori di Bellaria, requisito dalla Regia Marina)
30 giugno 1944

A mezzogiorno due aerei alleati sganciano bombe su Bellaria Igea Marina. Il bersaglio sono il porto e le navi ma tante sono le abitazioni distrutte.
Nel crollo della pensione “Modena” muore Stanislao Martinelli.
24 luglio 1944
A Makarska in Croazia muore Modesto Fantini, a 29 anni. Bloccato in Montenegro dall’armistizio fa parte della divisione partigiana “Garibaldi”. Ferito gravemente durante la battaglia di Kremma, viene catturato dai tedeschi. Muore sotto le bombe durante un raid inglese.
Il suo nome compare nella lapide ai caduti per la libertà di Piazza Tre Martiri a Rimini (la sua storia è fra quelle raccontate da Daniele Susini nel volume “Sotto l’ombra di un bel fior … Il monumento ai Caduti per la Libertà in Piazza Tre Martiri 1946-2016” edito dal Comune di Rimini nel 2016).4
Modesto Fantini era il fratello maggiore di Odo Fantini, sindaco di Bellaria Igea Marina dal 1965 al 1975

14 agosto 1944
Muore Angelina Maioli, di Bordonchio. Vittima dei bombardamenti aerei degli alleati.
18 agosto 1944
Nell’eccidio di Ponte Ruffio di Cesena viene ucciso il giovane bellariese Tullio Giorgetti detto Romano, ha 18 anni.
«La sera del 18 Agosto 1944, grazie ad una delazione di una spia, squadristi cesenati appartenenti alla XXV Brigata Nera “Arturo Capanni” irrompono in una casa nella zona di Ruffio, alla periferia di Cesena, sorprendendo alcuni uomini lì riuniti in attesa di raggiungere le formazioni partigiane; tra questi, sei marinai disertori della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana) già in servizio al semaforo marittimo militare di Cesenatico (Fc). Solo Sauro Casali riesce a sfuggire alla trappola perché si trova fuori dalla casa al momento dell’arrivo dei fascisti. Gli altri sono condotti sul vicino ponte sul Pisciatello (Ponte di Ruffio) e qui fucilati. Miracolosamente si salva Gino Gusella, ferito ad un braccio e creduto morto. I marinai caduti sono il maresciallo Giuseppe Poggiali, Rino Liverani, Angelo Prodi, Romano (o Tullio) Giorgetti, Guglielmo Zanuccoli (o Zannuccoli); le altre vittime sono Arnaldo Gaza, Dino Ricci e l’ebreo bolognese Isacco Hakim.»


20 agosto 1944
Muore Dino Vasini, di Bordonchio. Vittima dei bombardamenti aerei degli alleati.
Nella notte altri due morti causati dai bombardamenti: Salvatore Perticone ed Ersilio Gradara.
25 settembre 1944
Colpiti dallo scoppio di due bombe, nella loro casa rurale nei pressi del castello Benelli, muoiono Primo Pironi e suo figlio Augusto di 24 anni.

La scheggia di un albero colpito da una granata tedesca ferisce gravemente Maria Gasperoni Torregiani. Adagiata su un carrettino viene portata dal marito alla colonia “Salus” adibita a infermeria. Maria muore la sera del 25, ha 34 anni.

Soldati tedeschi irrompono nella casa degli Agostini in via Virgilio, angolo via Marziale, a Igea Marina. Sparano senza un motivo e uccidono Augusto Agostini, 55 anni, la nuora Elsa Abondanzi, 29 anni, e feriscono Fernanda, figlia di Elsa, di 10 anni che morirà dopo due mesi. La guerra ha cancellato una intera famiglia: Livio, detto Severino, figlio di Augusto, marito di Elsa e padre di Fernanda era morto il 20 gennaio ’43 nella ritirata di Russia.
Lo scoppio di una granata tedesca ferisce gravemente la bimba Marta Pironi, di 5 anni. Morirà il 28 ottobre.
Agostino Semprini, mezzadro, decide di sfollare con la famiglia dalla casa colonica sulla via Ravenna a Bordonchio e trova ospitalità vicino alla colonia Pavese. Il mattino del 25 Agostino Semprini, 43 anni, e la cognata Marietta Lappi, 42 anni, decidono di tornare al podere per governare il bestiame nella stalla. Non faranno più ritorno, uccisi dai bombardamenti.
Nel pomeriggio del 25, sotto un pesante bombardamento neozelandese, una bomba colpisce la colonia Pavese. Rimangono feriti Giacomo Sberlati e suo nipote Gino di 18 anni. Giacomo muore il giorno seguente, di Gino si perdono le tracce: la sua tomba verrà ritrovata nel dopoguerra a San Pietro in Vincoli.
26 settembre 1944
E’ il giorno in cui le truppe alleate liberano Bellaria Igea Marina.
Erardo Pino Marcianò, medico, esercita la sua professione a Rimini, dove abita con la moglie. Nel febbraio del 1944 entra nella Resistenza, come partigiano della 29ª Brigata GAP.
E’ quasi sera, Marcianò è alla Cagnona, vuole raggiungere una casa dove tre tedeschi tengono in ostaggio una ragazza. All’incrocio tra via Panzini e via Abbazia due soldati tedeschi lo sorprendono e lo uccidono con una mitragliata. Aveva 35 anni.
Ricordo del tenente Illaro Pagliarani, comandante della formazione partigiana di Bellaria:
La sera del 26 settembre, mentre le retroguardie tedesche stavano opponendo l’ultima resistenza agli alleati in Igea Marina, località situata al lato sud di Bellaria, alle loro spalle, nella medesima, già sventolava il tricolore della liberazione. Ebbe inizio la lotta contro le pattuglie di occupazione, lotta che si protrasse per dodici ore ed al mattino del 27, i patrioti consegnarono il loro paese che avevano sempre controllato eroicamente, agli alleati. Sette tedeschi, fatti prigionieri, sono stati consegnati alle autorità alleate; di altri due, in possesso di apparecchio radio trasmittente, uno fu ucciso e l’altro, ferito, fu consegnato con l’apparecchio ai reparti alleati.
Da parte nostra si lamenta la morte eroica del dott. Pino Marcianò, il migliore tra gli uomini, caduto in seguito a raffica di pistola mitragliatrice, mentre, solo, cercava di raggiungere la località di San Mauro a mare, per liberare una fanciulla presa da tre tedeschi e rinchiusa in una casa come ostaggio e seviziata dai medesimi. Degno di memoria, perché durante tutti i mesi del giogo tedesco aveva collaborato attivamente con il Fronte Nazionale di Liberazione, rischiando più volte la propria vita.5
Ricordo di Odo Fantini, partigiano, sindaco di Bellaria Igea Marina dal 1963 al 1975:
Salì su un carro armato Neozelandese, in via Panzini all’altezza della Casa Rossa vidi due soldati tedeschi che tenevano prigioniero il Marcianò… gli spararono una raffica, io accorsi, il Marcianò spirò tra le mie braccia.
A Pino Marciano viene assegnata la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria e gli sono state intitolate una piazza a Bellaria Igea Marina e una via a Rimini.


Il 26 settembre 1944 Gualtiero Giorgetti, con altri compagni, va incontro al primo drappello di truppe Neozelandesi che arriva da Torre Pedrera diretto a Nord. Si offre di far loro da guida, per condurli in sicurezza attraverso i campi minati fino all’ultima postazione tedesca asserragliata presso la Colonia Roma. Giunti davanti al fortino tedesco, Gualtiero si accorge che da Bellaria sta sopraggiungendo l’amico Luciano Mantovani, ignaro della situazione di estremo pericolo. Preoccupato di segnalare tempestivamente a Luciano ciò che sta accadendo, Gualtiero tenta di lanciargli dei segnali. Non veduto e non udito dall’amico, si espone per farsi riconoscere e indurlo a fermarsi. Luciano riesce a ripararsi, Gualtiero viene colpito da una mitraglia tedesca. Muore in un ospedale militare alleato il giorno dopo, ha 20 anni.


Lo scoppio di una granata tedesca ferisce il giovane Domenico Mauro, chiamato Valter, di 13 anni.
Una camionetta alleata lo carica e lo trasporta in un ospedale da campo. Morirà all’ospedale di Senigallia il 10 ottobre.

La mattina del 26 il mezzadro Giovanni Domeniconi, 74 anni, torna dal rifugio alla sua casa colonica. Muore colpito dallo scoppio di una granata tedesca.
Dal Rubicone le granate tedesche uccidono Garavelli Aristide, Sarti Eugenio, Ghino Barberini (19 anni), Pietro Morelli (15 anni). Una granata alleata (neozelandese) uccide alla Cagnona Carlo Cantelli di 74 anni.
Nel giorno della liberazione tante le vittime innocenti.
29 settembre 1944
La piccola Maria Minghini è uccisa dallo scoppio di una bomba caduta nell’aia della casa colonica su via Ravenna.
30 settembre 1944
Il fronte è passato, si cerca un ritorno ad una vita “normale” ma i pericoli rimangono.
Loredano Gradara, di 12 anni, durante un giro su via Panzini si ferma a guardare un gruppo di soldati greci che stanno scavando in una casa alla ricerca di cose nascoste dai proprietari. Muore colpito dalla scheggia di una granata tedesca scoppiata sulla ferrovia.
1 ottobre 1944

Riner Belletti, 24 anni, militare della “Decima Mas” tornato a Bellaria in licenza rimane ucciso dai bombardamenti a Borella, dove aveva accompagnato il figlio del colono presso il quale era sfollato con la famiglia.
10 ottobre 1944
Renzi Renzo è ucciso da una scheggia.
15 ottobre 1944
Diversi bellariesi si sono rifugiati in una casa colonica nella frazione di Capanni, adiacente ad una piccola chiesa. Lo scoppio di una granata ferisce molte persone e uccide Alessandra, matrigna dei fratelli Lucchi.
19 ottobre 1944

A Molinella, sotto un bombardamento aereo, muore l’artigliere Gildo Pironi, 18 anni di Bordonchio. Volontario nella contraerea della Guardia nazionale Repubblicana.
10 novembre 1944
Cucchi Secondo muore per le ferite riportate il 5 ottobre dall’esplosione di una granata
gennaio 1945

Elio Ricci e la moglie Nina Santoro D’Eustacchio da Bellaria si trasferiscono a Bagnacavallo, dove sono sfollati i genitori della donna.
A fine gennaio lo scoppio di diverse granate fa una strage in piazza a Bagnacavallo.
Nina Santoro è ferita gravemente, morirà all’ospedale di Riccione il 17 febbraio a 45 anni.
aprile 1945
Lazzarini Adele muore per le ferite riportate ai primi di ottobre ’44.
18 aprile 1945
Guerrino Grossi muore dilaniato da una mina nascosta sotto la sabbia.
1 maggio 1945

Un gruppo di ragazzi passa vicino ad una mucchia di mine disattivate che gli alleati hanno raccolto vicino alla ferrovia. Qualcuno lancia una piastrella di ferro sul mucchio: un boato scuote il paese. Muoiono Sante Onofri, 19 anni, e Giorgio Giorgetti, 20 anni.
25 luglio 1945
Il trabaccolo “C. Colombo” il 25 luglio 1945 esce all’alba per una battuta di pesca al largo di Casalborsetti (Ravenna). Una mina affonda la nave: muoiono Onofri Pierino e Rinaldini Sante.
20 dicembre 1949
Anni dopo la sua conclusione il conflitto richiede un pesante tributo alla comunità di Bellaria Igea Marina.
La notte del 20 dicembre il motopeschereccio “Giovanni Clelia” pesca in coppia con il “Maria Luisa” alla Sacca di Scardovari, al largo del Po della Pila.
Alle 22:25 un tremendo boato squassa la notte silente. L’urto con una mina vagante. In pochi minuti il Clelia affonda.
Muoiono: Mario Baldassarri, Domenico Della Chiesa, Sergio Della Motta, Enzo Gori, Nubio Gori, Vittorio Quadrelli, Mario Serafini,
Alberto Vasini.
Unici sopravvissuti i due marinai che erano di guardia in coperta: Ernesto Vasini e Sauro Gori.

note
- La storia dell’incrociatore Fiume: conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/2015/03/fiume.html ↩︎
- La storia del sommergibile Topazio: conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/2019/01/topazio.html ↩︎
- https://ambatene.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2017/09/commemorazione-delle-vittime-del ↩︎
- https://www.chiamamicitta.it/odo-fantini-il-sindaco-fornaio-di-bellaria-che-voleva-ascoltare-la-gente/ ↩︎
- Angelo Turchini, Per la libertà e la democrazia. Antifascisti e Resistenza a Rimini e nel riminese (1943-1944), Il Ponte Vecchio 2015, pag. 423. ↩︎
- Maurizio Casadei, La resistenza nel riminese, una cronologia ragionata, Tipografia La Pieve, 2005 ↩︎
- Maura Calderoni, Com’era bella la mia gente, Panozzo Editore, 2004. ↩︎
La foto di copertina al monumento ai caduti, che si trova nella piazza antistante la biblioteca comunale di Bellaria, è tratta da: www.flickr.com/photos/quel_giorno/4291344822

