Di questa storia, persa nello scorrere del tempo, i protagonisti sono tre figure che il destino ha fatto incrociare sulla spiaggia di Bellaria Igea Marina: Anteo Zamboni, Aldo Spallicci e Alfredo Panzini.
Anteo Zamboni era un adolescente bolognese dall’indole riservata, destinato ad una fine tragica. Il 31 ottobre 1926, a soli quindici anni, fu linciato a Bologna, accusato di aver attentato alla vita di Benito Mussolini.
Pochi mesi prima, Anteo trascorreva le sue giornate sulla spiaggia di Bellaria, dove la sua famiglia aveva comprato una piccola casetta alla Cagnona. A Bellaria aveva fatto amicizia con due bambine e con il loro papà, Aldo Spallicci, che spesso gli affidava un incarico: portare biglietti e fiori ad un signore che viveva in una Casa Rossa poco distante, passata la ferrovia: lo scrittore Alfredo Panzini.



Per Aldo Spallicci (medico, poeta, politico italiano e cultore delle tradizioni popolari romagnole) quella del 1926 sarà l’ultima estate passata in Romagna. L’anno seguente sarà costretto a trasferirsi a Milano, in domicilio coatto, per la sua opposizione al fascismo.
Aldo Spallicci ricorda:
« Seppi dopo che era Anteo Zamboni, l’attentatore di Mussolini. Ma a Panzini non glie l’ho mai detto per non impressionarlo, poverino.» 1
Alfredo Panzini (scrittore, critico letterario e lessicografo) non saprà mai di aver incontrato Anteo Zamboni.


L’attentato a Benito Mussolini
Il 31 ottobre 1926, durante una visita ufficiale di Benito Mussolini a Bologna, dove il Duce era presente per le celebrazioni del quarto anniversario della Marcia su Roma e per l’inaugurazione dello stadio littorio, un colpo di pistola fu sparato contro di lui in via Rizzoli, poco prima dell’angolo con via dell’Indipendenza. Il proiettile mancò Mussolini, toccandogli il bavero dell’uniforme e conficcandosi nella carrozzeria dell’auto su cui viaggiava. La folla indica Anteo Zamboni come l’attentatore. Fermato sul posto, il ragazzo fu immediatamente aggredito e linciato. Morì in pochi minuti, aveva quindici anni.
La vicenda divenne un episodio simbolico della violenza del periodo fascista: il regime utilizzò l’attentato come pretesto per intensificare la repressione politica, approvando misure repressive e rafforzando il controllo sul paese.
Ancora oggi, la vicenda di Anteo Zamboni resta avvolta da interrogativi: sulla reale dinamica dell’attentato, sulle responsabilità, sul ruolo della propaganda. Anteo fu riconosciuto come il colpevole dell’attentato e furono condannati a 30 anni di prigione il padre, Mammolo Zamboni, e la zia, Virginia Tabarroni, per aver influenzato il giovane nelle sue scelte. Lodovico e Assunto, i due fratelli maggiori di Anteo, assolti dalle responsabilità dirette nel fatto, furono condannati a cinque anni di confino in quanto elementi potenzialmente pericolosi3. Nel 1932 Mussolini graziò i due condannati.
I riferimenti a Bellaria nelle carte processuali
I riferimenti a Bellaria che ho trovato all’interno delle carte processuali 4:
– A pagina 33 Ludovico, fratello maggiore di Anteo, testimonia che l’anno prima – nel 1926 – fu portata a Bellaria una pistola ad aria compressa, ma ne lui ne Anteo la utilizzarono.
– A pagina 136 nella requisitoria del Procuratore Generale si legge (rivolto al padre di Anteo) : “A Bellaria, per una sciocchezza fatta a Ludovico, arriva anche ad augurarsi un ducicidio al giorno, lui fascista.
– Alla pagina 303 si da conto che nella villa di Bellaria fu sequestrato “un bersaglio girevole con piede di appoggio per carabina o pistola flobert, crivellato di colpi: di data recente”.
– Alla pagina 350 si ricorda che il Mammolo possedeva tre fabbricati a Bologna e una villa a Bellaria

I riconoscimenti
Ad Anteo Zamboni Bologna ha intitolato una via che parte dalla piazza di Porta San Donato, nella zona universitaria. La celebre via Zamboni, che arriva alle Due Torri, è invece intitolata a Luigi Zamboni: le due vie partono dalla stessa piazza.
Una lapide è stata posta in piazza del Nettuno: non si trova nel luogo dell’attentato, il primo arco del portico di via dell’Indipendenza, ma nel punto in cui il corpo del ragazzo fu abbandonato dopo il linciaggio, all’angolo del Palazzo Comunale tra Piazza del Nettuno e via Ugo Bassi.
La tomba di Anteo Zamboni si trova di fronte al Monumento Ossario ai caduti partigiani, nel Campo Ospedali della Certosa di Bologna.


Per approfondire
Brunella Dalla Casa ricostruisce la vicenda in maniera molto documentata nel suo libro Attentato al duce. Le molte storie del caso Zamboni, Il Mulino, Bologna, 2000.
it.wikipedia.org/wiki/Anteo_Zamboni
www.storiaememoriadibologna.it/zamboni-anteo-517049-persona
La storia di Anteo è molto ben raccontata nel podcast “Se un ribelle spento” di Stefano Zorba.
In video consiglio la ricostruzione chiara ed efficace di Matteo Rubboli, che potete vedere qui:
Note:
- Per quale ragione Mussolini non ebbe il suo Virgilio di Giorgio Vecchietti, La Stampa del 22 luglio 1949. ↩︎
- La foto ritrae il senatore e letterato Aldo Spallicci mentre firma il registro presenze durante la visita a Casa Panzini, evento che apriva la I° edizione del premio giornalistico nazionale Panzini (22 settembre 1963). In secondo piano sull’estrema sinistra lo scrittore Dante Arfelli ↩︎
- Brunella Dalla Casa, Attentato al duce. Le molte storie del caso Zamboni, Il Mulino Bologna 2000 – pag. 184 ↩︎
- Gli atti processuali sono consultabili qui : Copies of the Personal Papers of Benito Mussolini and Official Records of the Italian Foreign Office and the Ministry of Culture – (© The U.S. National Archives and Records Administration) ↩︎
- Una lettera inviata nel settembre del 1926, da Bellaria, da Anteo al padre è conservata presso l’archivio Centrale dello Stato di Roma – Tribunale speciale per la difesa dello stato, Fascicoli processuali, ID 3610 b. 184. Il testo è riprodotto a pag. 106 nel libro di Brunella Dalla Casa, citato.


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