Storie Bellariesi

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Situata lungo l’antico tracciato della Via Popilia, Bellaria Igea Marina — e in particolare la frazione di Bordonchio — è stata un centro pulsante della vita in epoca romana. I preziosi reperti emersi nel corso dei secoli, dalle steli funerarie ai mosaici fino ai diplomi militari, ci restituiscono oggi l’immagine di una comunità viva, perfettamente integrata nelle dinamiche dell’Impero. Ogni oggetto ritrovato è un tassello che ricostruisce l’identità profonda del nostro territorio.

La stele funeraria di Egnatia Chila – 1 secolo a.C. – 1 secolo d.C.

La Stele di Egnatia Chila rappresenta il più significativo reperto archeologico rinvenuto nel territorio di Bellaria-Igea Marina. Il monumento fu scoperto nel 1752 a Bordonchio, precisamente lungo l’attuale via Ennio, nei pressi del campo sportivo. Al momento del ritrovamento, il manufatto si presentava spezzato in due parti. L’autore della scoperta fu il conte Pietro Cima, il quale, comprendendo il valore storico del reperto, decise di farne dono all’illustre scienziato riminese Giovanni Bianchi (celebre con lo pseudonimo accademico di Jano Planco). Bianchi la custodì per lungo tempo all’interno della sua rinomata casa-museo.

Dopo essere stata custodita per anni nella casa-museo di Jano Planco, la stele passò alle collezioni comunali. La sua storia recente è stata segnata da un evento spiacevole: nel 1955, mentre giaceva incustodita nell’area tra il Tempio Malatestiano e l’attuale Mercato Coperto di Rimini, fu fatta a pezzi da alcuni ragazzi 1. Grazie a un attento lavoro di restauro, la stele è stata ricomposta ed è oggi visibile presso il Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”.

Il bassorilievo, di notevole fattura, è realizzato in pietra calcarea e misura 168 cm di altezza e 60 cm di larghezza. Raffigura una figura femminile dal corpo sinuoso, avvolta in una lunga tunica riccamente drappeggiata, purtroppo oggi priva del volto. Nella sua lettera2, Giovanni Bianchi lo definisce opera di un “valente Maestro”, caratterizzato da vesti così sottili e trasparenti — le antiche Multitiae — da lasciar intravedere le forme del corpo e persino “l’orma del bellico”.

L’epigrafe, nella sua essenzialità, segue una formula tipica del mondo romano: indica il nome della defunta, la sua condizione di liberta — cioè schiava affrancata — e il suo ruolo di moglie:

EGNATIA / (mulieris) L(iberta) CHILA / VXOR
Egnatia Chila, liberta di una donna, moglie

Egnatia Chila era una liberta, una schiava poi liberata, probabilmente appartenente alla gens Egnatia. Si ritiene che fosse la moglie di un uomo di rango elevato, di cui non conosciamo il nome: la commissione di una stele di così pregevole fattura per l’amata consorte scomparsa suggerisce infatti uno status sociale importante. La gens Egnatia era nota a Rimini e la famiglia collocò verosimilmente il monumento nei pressi di un suo significativo possedimento, nell’area di Bordonchio.

Gli elementi stilistici, i dettagli ornamentali e i caratteri epigrafici permettono di datare la stele all’età augustea. Egnatia Chila visse quindi tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., nei decenni in cui a Rimini furono eretti l’Arco di Augusto e il Ponte di Augusto-Tiberio.

Un restauro del 2014 ha evidenziato come il seno sinistro, il ventre e il piede destro risultino particolarmente levigati: si può ipotizzare che ciò fosse legato a una pratica propiziatoria.

A Bellaria Igea Marina all’interno del museo “Noi” (oggi chiuso al pubblico) è conservata una copia in scala della stele.


La villa romana, I secolo a.C. – VI secolo d.C.

Scoperta nel 2009 durante i lavori di scavo per un nuovo edificio nei pressi della chiesa di Bordonchio, la Villa Romana rappresenta una delle testimonianze storiche più significative del territorio. Il sito fu un centro vitale per oltre sei secoli, restando abitato ininterrottamente dal I secolo a.C. al VI secolo d.C.

Un’economia basata sul vino: la “Villa Rustica”

Dalle indagini archeologiche è emerso che il complesso era una grande villa rustica, una sorta di moderna azienda agricola la cui attività principale era la viticoltura.

La struttura era dotata di un’efficiente area produttiva dove è stata rinvenuta una grande vasca in muratura destinata alla pigiatura dell’uva. Il mosto ottenuto veniva convogliato nella cella vinaria, un ambiente termicamente stabile dove veniva messo a riposare all’interno di grandi orci interrati (chiamati dolia). Nella villa di Bordonchio ne sono stati contati più di venti, segno di una produzione su vasta scala. Una volta pronto, il vino veniva travasato in anfore di terracotta per essere commercializzato.

Logistica e collegamenti

La villa sorgeva in una posizione strategica. Si approvvigionava di anfore dalle vicine fornaci di Santarcangelo e, grazie alla via Popilia che le passava proprio di fronte, poteva trasportare facilmente il vino verso i grandi porti di Rimini e Ravenna.

Lo splendore della residenza: il mosaico del triclinium

Oltre alla parte produttiva, la villa ospitava un’area residenziale di pregio. Qui si trovava una sontuosa sala per i banchetti, impreziosita da un pavimento a mosaico risalente al III-IV secolo d.C.

Sebbene gli archeologi abbiano ritrovato solo ampi frammenti, la qualità dell’opera sorprende. Nella parte centrale spicca un volto maschile di straordinaria fattura:

  • Caratteristiche: il personaggio presenta una folta capigliatura che scende in lunghe trecce sulle spalle.
  • Simbologia: è adornato da una preziosa corona vegetale costellata di bacche, frutti e dettagli dorati.

Questi elementi iconografici portano gli esperti a identificare il soggetto con una divinità: molto probabilmente Dioniso, dio del vino e dell’estasi, oppure Apollo, protettore delle arti e della luce.

Dove ammirare i reperti oggi

Oggi, il patrimonio della villa di Bordonchio è così distribuito:

Il volto di Dioniso/Apollo: la parte centrale del mosaico è conservata presso l’ex Museo “Noi” in Via Ferrarin (attualmente chiuso al pubblico).

Il resto del mosaico: le restanti parti e i frammenti della pavimentazione sono custoditi nei depositi del Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”.


Urna cineraria in marmo (I – II secolo d.C.)

Rinvenuta casualmente nel 1902 a Bordonchio durante alcuni lavori agricoli, questa urna cineraria presenta una raffinata forma ovoidale, con il coperchio originariamente sigillato al corpo tramite grappe di piombo. Con i suoi 39 cm di altezza e 24,5 cm di diametro, rappresenta ad oggi l’unico esemplare di vaso cinerario in marmo di età romana conosciuto nel territorio riminese.

Nell’iscrizione è riportato il nome del defunto le cui ceneri erano contenute nel vaso: “Tito Cesio, figlio di Tito, della tribù Aniense, Longino, visse vent’anni”.

Il nome ci restituisce l’identità di un giovane cittadino romano, confermando ancora una volta l’importanza della zona di Bordonchio come area sepolcrale.

L’urna cineraria è conservata presso il Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”


Moneta in bronzo, 250 a.C. circa

A Bordonchio è stata rinvenuta una preziosa testimonianza numismatica: un’oncia fusa in bronzo. Al dritto spicca la testa di un guerriero gallico con lunghi capelli e baffi, caratterizzato dal tipico torque (la collana celtica) al collo. Al rovescio sono raffigurati un rostrum tridens (un rostro a tre punte) e un globo, segno che indica il valore di un’oncia.

Questa moneta, sebbene probabilmente fuori contesto archeologico originale, rappresenta l’unica traccia di rilievo dell’età preromana nel territorio di Bellaria Igea Marina.

Appartenente alla collezione di Domenico Paolucci, oggi la moneta non è più identificabile all’interno della collezione numismatica del Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”, dove è conservata.

Il dibattito sulla datazione

L’attribuzione di queste monete in bronzo pesante di Rimini (aes grave) è stata a lungo dibattuta dagli studiosi:

  • Ipotesi Gallica: Alcuni autori le assegnavano al periodo del dominio dei Galli Senoni, dopo la sconfitta dell’alleanza tra Galli, Etruschi, Sanniti e Umbri nella battaglia di Sentino (295 a.C.).
  • Ipotesi di Transizione: Altri ritenevano che appartenessero al periodo di influenza romana precedente alla fondazione della colonia (270 a.C.).
  • Ipotesi Coloniale: Studi recenti (come N. K. Rutter et al.: Historia Nummorum – Italy) collocano queste emissioni tra il 268 e il 225 a.C., ovvero nel periodo immediatamente successivo alla fondazione della colonia romana di Ariminum.

Diploma militare romano, 249 d.C.

Nel 1838, presso la chiesa di San Martino di Bordonchio, fu rinvenuta una piccola tavola di bronzo di eccezionale valore storico: un diploma militare. Questo documento ufficiale attestava il congedo con onore (honesta missio) di un soldato dalle forze armate romane. Mentre l’originale in bronzo veniva affisso a Roma, il veterano ne riceveva una copia autenticata composta da due lastre legate insieme; a Bordonchio è stata ritrovata la lastra esterna, incisa su entrambe le facciate.

Il nome dei consoli Emiliano e Aquilino riportati sul bronzo permette di datare con precisione il giorno in cui l’autorità emise il diploma: 28 dicembre 249 d.C. È un momento storico turbolento: l’imperatore Traiano Decio era salito al trono da pochissimi mesi dopo la battaglia di Verona. Questo rende il reperto di Bordonchio uno dei primissimi atti ufficiali del suo regno.

L’identità del veterano: Amerino Semproniano

Grazie alla trascrizione del testo inciso, conosciamo l’identità del titolare: Amerino Semproniano. Al termine del suo servizio nella Classe Praetoria Ravennate (la flotta imperiale di stanza a Ravenna), Amerino scelse di stabilirsi a Bordonchio nel 249 d.C., portando con sé il documento che garantiva la cittadinanza romana a lui, ai suoi figli e alla moglie.

Da Bordonchio alla Francia: il viaggio del reperto

La storia moderna del diploma è affascinante quanto quella antica. Il reperto appartenne alla collezione del Dott. Antonio Bianchi; nel 1862, i suoi eredi lo vendettero all’imperatore Napoleone III, grande appassionato di antichità. Per questo motivo, oggi il diploma non si trova in Italia, ma è conservato in una sede prestigiosa: il Museo Archeologico Nazionale di Francia, all’interno del Castello di Saint-Germain-en-Laye.


Stele di Aurelio Patercolo, seconda metà del II secolo d.C.

Ritrovata a Bordonchio nel 1835, questa stele rappresenta un’ulteriore conferma dell’importanza monumentale dell’area in epoca imperiale. Si tratta di un frammento di una stele corniciata, dalle dimensioni di 66,5 × 29,5 centimetri.

L’iscrizione, seppur parziale, onora la memoria di un defunto e reca il nome del dedicante, che gli studiosi hanno identificato in Aurelio Patercolo.

A destra la ricostruzione della scritta del Tonini


Stele di Lurio Severo, III secolo d.C.

Ritrovata nel 1828 nel podere di Gaetano Vanzi, lungo la strada del litorale a Bordonchio, questa stele (57 × 46 cm) è una testimonianza toccante di affetto familiare nell’antichità. Nonostante il cattivo stato di conservazione, il monumento conserva elementi di grande interesse iconografico e testuale.

L’identikit dell’epoca: il ritratto

Nella parte superiore, all’interno di un frontoncino triangolare, è scolpito un volto umano. Nell’archeologia funeraria romana, queste rappresentazioni non erano semplici decorazioni, ma vere e proprie “fotografie” dell’epoca: servivano a dare un volto al defunto, mantenendo viva la sua immagine nella memoria dei passanti e dei familiari.

L’epigrafe e la dedica

L’iscrizione riporta la dedica dei figli al padre defunto. Ai lati della stele erano originariamente incise le lettere M S, abbreviazione di Manibus Sacrum (Sacro agli Dei Mani, le anime dei defunti), di cui oggi è ancora leggibile solo la “M”.

Il testo latino: M(anibus) [S(acrum)] / LURIO SEVERO / FILII PATRI SUO / BENE MEREN / TI FECERUNT

La traduzione: “Sacro agli Dei Mani. I figli posero questo monumento al padre Lurio Severo, che molto aveva meritato nei loro confronti.”


I tesori di Bordonchio: i luoghi dei ritrovamenti

Dalla carta archeologica sottostante è possibile individuare le aree esatte in cui sono emersi i reperti descritti:

  • 2: Moneta di bronzo (testimonianza preromana)
  • 5: Stele di Lurio Severo
  • 7: Diploma militare romano di Amerino Semproniano
  • 8: Stele di Egnatia Chila
  • 9: Urna cineraria di Tito Cesio Longino

Un Patrimonio da Preservare

La concentrazione di ritrovamenti in un’area così ristretta dimostra che sotto i campi e le strade che percorriamo ogni giorno giace una storia millenaria che attende ancora di essere pienamente valorizzata. Conoscere questi reperti significa restituire un’identità profonda al nostro territorio, trasformando semplici oggetti di marmo o bronzo in voci vive del nostro passato.


per approfondire:

  • Luigi Tonini, Rimini avanti il principio dell’era volgare, Rimini 1848, pp. 21, 22, 308, 316, 327.
  • Luigi Tonini, Rimini (frazione di Bordonchio), 1 dic. 1902, in Atti della R. Accademia dei Lincei. Memorie della Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Serie 5, Annata 299, Volume 10.
  • Storia di Bellaria-Bordonchio-Igea Marina, vol. 1, Bruno Ghigi Editore, 1993.

note

  1. Salvatore De Vita, Egnatia Chila: le disavventure della splendida stele funeraria, “Rimini Due Punto Zero”, disponibile su: https://www.riminiduepuntozero.it/egnatia-chila-le-disavventure-della-splendida-stele-funeraria ↩︎
  2. Novelle Letterarie pubblicate in Firenze, Tomo XIII, n. 25, 23 giugno 1752, pp. 385-390 ↩︎


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