Storie Bellariesi

di

Medico, archeologo, antiquario, naturalista, Vittorio Belli (1870-1953) è ricordato soprattutto per essere stato il fondatore di Igea Marina.

La sua vita fu però molto più ricca e complessa: contribuì alla nascita del Museo Civico di Rimini, promosse la riscoperta degli affreschi di Sant’Agostino, svolse un’intensa attività di ricerca archeologica e dedicò gli ultimi anni agli studi sull’erosione della costa. Questa biografia ripercorre la vicenda umana e intellettuale di una delle figure più interessanti della storia riminese tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Le origini

Vittorio Belli nasce a Rimini il 6 gennaio 1870, figlio di Domenico Belli e Anna Tisserand. Cresce in una famiglia numerosa insieme ai cinque fratelli: Giuseppe, Luigi, Pio, Giovanni e Maria.

Assecondando il desiderio del padre, intraprende gli studi di Medicina presso l’Università di Bologna, dove si laurea il 2 luglio 1895.

Dopo la laurea in Medicina continuò a perfezionarsi, frequentando la Clinica medica del professor Augusto Murri a Bologna e seguendo corsi di igiene a Roma con Angelo Celli, uno dei maggiori studiosi italiani nel campo della sanità pubblica.

Vittorio Belli - 1910 circa - collezione privata di Bruno Belli

Vittorio Belli nel 1910 circa – collezione privata di Bruno Belli

L’esperienza africana

Nel 1899 viene chiamato in Africa per curare il fratello Pio, colpito da febbri malariche nella regione del lago Vittoria. Riesce a guarirlo e decide di fermarsi nel continente africano.

I fratelli Belli, insieme a Vittorio e Pio ci sono anche Giuseppe e Luigi, gestiscono concessioni agricole e minerarie in Uganda e nella Colonia Eritrea. Vittorio decide di rientrare in Italia nel 1904

La vocazione medica non è profonda: dopo alcune brevi esperienze come medico condotto e assistente ospedaliero, Belli decide di abbandonare la professione, sentendo il richiamo di interessi più vasti e diversi.

La creazione di Igea Marina

Belli osserva la trasformazione di Rimini: il turismo balneare è in pieno sviluppo e il lungomare si anima con la costruzione dei primi villini e alberghi. Intuisce le potenzialità di questo cambiamento e decide di scommettervi in prima persona. Vende i possedimenti di famiglia per acquistare, nel 1906, un’ampia fascia di terra sabbiosa e incolta, lunga circa un chilometro, lungo il litorale di Bellaria. È l’inizio di un progetto ambizioso, destinato a cambiare il volto di quel tratto di costa e a segnare profondamente la sua stessa vita.

Il terreno viene suddiviso in circa duecento lotti, destinati a piccole ville immerse nel verde, secondo un’idea di armonia tra architettura e natura. In onore di Igea, dea della salute e dell’igiene, la nuova località prende il nome di Igea Marina. La nascita di Igea Marina l’ho approfondita in questo articolo.

Tuttavia, l’ideale razionalista e bucolico pensato da Belli non vedrà luce. Lo sviluppo travolgente dell’industria balneare porterà a una crescita edilizia disordinata, dove il cemento degli alberghi prenderà il sopravvento. Vittorio Belli vivrà con sofferenza questa trasformazione: la sua “città ideale” — pensata per una comunità colta, amante della quiete e della natura — rimarrà, alla fine, un sogno custodito solo nei suoi pensieri.

La riscoperta degli affreschi di S. Agostino

L’impegno di Vittorio Belli per la salvaguardia del patrimonio artistico riminese si attiva immediatamente all’indomani del devastante terremoto del 1916. Una lettera del maggio di quell’anno, inviata dal Soprintendente Francesco Malaguzzi Valeri ad Alessandro Tosi, testimonia infatti come i primissimi e delicati sopralluoghi sul campo per visionare i dipinti e gli affreschi danneggiati fossero stati effettuati proprio «insieme al Dott. Belli».

Un anno dopo, nel maggio del 1917, Rimini porta ancora i segni di quel violento sisma. Belli, spinto dalla sua instancabile curiosità, decide di salire sulle impalcature allestite nell’abside della chiesa di Sant’Agostino per le riparazioni dei danni. Proprio lì — “sotto un velo di bianco aderentissimo” — scorge tracce di colore: è l’inizio della riscoperta dei cicli trecenteschi con le storie di San Giovanni Evangelista e di Sant’Agostino.

Sebbene l’esistenza di tali dipinti fosse già nota in precedenza, il ritrovamento di Belli segnò una svolta importante. Grazie alla sua tenacia nel promuoverne il recupero e la salvaguardia, gli affreschi di Sant’Agostino contribuirono in modo decisivo alla riscoperta e alla valorizzazione della Scuola Riminese del Trecento, favorendone il definitivo riconoscimento nella storia dell’arte.

Vittorio Belli ritenne di riconoscere, in una delle figure affrescate nella Resurrezione di Drusiana, un ritratto di Dante Alighieri. L’ipotesi, ripresa da alcuni studiosi dell’epoca, suscitò grande interesse e contribuì a richiamare l’attenzione nazionale sugli affreschi di Sant’Agostino. Sebbene questa identificazione sia stata successivamente superata dalla critica, ebbe un ruolo importante nel favorire la valorizzazione e il restauro del ciclo pittorico.

A sinistra: il presunto ritratto di Dante fotografato da Vittorio Belli tra il 1916 e il 1921. A destra: la scena della Resurrezione di Drusiana nella Basilica di Sant’Agostino, dove il personaggio compare sul lato sinistro dell’affresco.

Il nuovo museo – pinacoteca di Rimini

Vittorio Belli ebbe un ruolo di primo piano nella nascita del nuovo museo di Rimini, allestito presso l’ex convento di San Francesco, adiacente al Tempio Malatestiano.

Fu lui a proporre già nel 1915 di riunire in quella sede prestigiosa le collezioni archeologiche cittadine e la pinacoteca, fino ad allora frammentate e sacrificate tra le sale del Municipio, la Biblioteca Gambalunga e le sagrestie.

L’idea, inizialmente ostacolata da lungaggini burocratiche, trovò una svolta decisiva quando Belli entrò come assessore nella giunta socialista guidata da Arturo Clari nell’ottobre 1920. Nonostante le gravi ristrettezze di bilancio, l’amministrazione credette fermamente nella sua visione e stanziò i fondi per i lavori edilizi, avviati concretamente il 30 dicembre di quello stesso anno grazie alle costanti pressioni che Belli esercitò insieme ad Alessandro Tosi.

Il museo fu ufficialmente inaugurato il 7 giugno 1925. Nonostante il contributo offerto alla nascita del Museo Civico di Rimini, Belli non ne divenne il primo direttore. Fra le ragioni vi furono anche le riserve espresse da Corrado Ricci, allora Direttore generale delle Antichità e Belle Arti, che riteneva incompatibile la direzione di un museo con l’attività antiquaria svolta da Belli.

L’edificio venne quasi completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, le collezioni — fortunatamente messe in salvo grazie a un tempestivo trasferimento in diverse località dell’entroterra — costituiscono oggi il cuore del Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”, dove sono ancora ammirabili.

L’archeologo e il collezionista

L’amore di Vittorio Belli per la storia non si limitava allo studio teorico, ma si traduceva in una costante attività di ricerca sul campo. Belli fu autore di numerosi ritrovamenti archeologici che hanno permesso di ricostruire tasselli fondamentali della storia riminese, dalla preistoria all’epoca romana.

Già nel 1912 segnalava il rinvenimento di importanti reperti nei pressi della chiesa di San Girolamo a Rimini, e per decenni continuò a monitorare i cantieri edilizi e i campi agricoli, salvando epigrafi, monete e frammenti architettonici che altrimenti sarebbero andati perduti. Tra i suoi successi più celebri si ricordano il salvataggio della stele funeraria di Vettia Primitiva nel 1914, strappata a un destino incerto mediando con i proprietari di una fornace, e il recupero per sole 10 lire della Stele Sud-Picena, notata tra le macerie di via Cairoli dopo il sisma del 1916.

Il suo era un impegno viscerale: memorabile la furiosa rissa in Piazza Giulio Cesare nel 1920 con un assistente della Soprintendenza di Ravenna, arrivando alle mani pur di difendere i marmi della chiesa di Santa Innocenza destinati al museo locale.

Il suo rigore è testimoniato dalle numerose pubblicazioni scientifiche dell’epoca e dalle segnalazioni ufficiali alla Soprintendenza, che lo resero un interlocutore stimato a livello nazionale. Molti degli oggetti da lui recuperati e donati sono visibili oggi al Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”.

Belli fu anche un collezionista d’arte, custode di una quadreria privata di grande valore storico a artistico.

Il fiore all’occhiello era una Flagellazione di Cristo, acquistata dalle ultime eredi riminesi della famiglia Tondani-Ganganelli e proveniente dalla raccolta di papa Clemente XIV. Forte di un’importante expertise rilasciata nel 1929 da Adolfo Venturi, Belli sostenne per tutta la vita che l’opera fosse di Antoon van Dyck, immaginandola come il pezzo più prestigioso del museo che avrebbe voluto realizzare a Igea Marina. Gli studi successivi l’hanno invece attribuita al pittore francese Louis Cretey; il dipinto è oggi conservato al Musée des Beaux-Arts di Marsiglia.

Nel 1913 acquistò inoltre, insieme a Filippo Battaglini, una Sacra Famiglia con San Giovannino, che ritenne un’opera giovanile di Raffaello, ma che la critica ha successivamente ricondotto al pittore urbinate Pierantonio Palmerini; l’attuale ubicazione del dipinto è sconosciuta.

Faceva parte della sua raccolta anche il Sant’Antonio abate e santi di Guido Cagnacci oggi conservato nel Museo della Città di Rimini. Ricoverato presso la Biblioteca Gambalunga durante la Seconda guerra mondiale, il dipinto fu al centro, dopo la morte di Belli, di una lunga controversia tra gli eredi e il Comune di Rimini, che si concluse con il suo ingresso nelle collezioni civiche.

Una rete di contatti nazionali

L’autorevolezza di Vittorio Belli andava ben oltre i confini romagnoli. La sua fitta corrispondenza epistolare rivela come interloquisse con le massime autorità culturali e politiche dell’Italia dell’epoca. Tra i suoi corrispondenti più assidui figurava Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti a Roma, al quale Belli inviava meticolosi rilievi in scala 1:10 e schizzi epigrafici delle lapidi romane e medievali scoperte durante i suoi scavi nel Tempio.

Rimini 14-IX-16

Ill.mo Prof. C. Ricci Roma.

A Lei che onora la nostra povera Rimini col legare il suo nome alla storia del nostro prezioso Tempio Malatestiano, mi permetto d’inviare direttamente copia di alcune iscrizioni che ho scoperte sugli altari di destra, alle quali, se avranno la buona ventura di destarle interesse, potrò aggiungerne parecchie altre che ho trovate in varie località e nel tempio stesso.

La prima delle iscrizioni è sulla tavola del II altare di destra ed è conservatissima nello stato rappresentato dallo schizzo, in cui si vede l’arme rotta e tagliata per incastrare la pietra consacrata.

L’altra è doppia, e l’iscrizione più antica era in parte cancellata dallo scalpello e ricoperta di calce per cui ho dovuto molto lavorarvi attorno per scoprirla e leggerla nel miglior modo che mi è stato possibile.

Procurerò d’inviarle delle fotografie, se lo desidera.


Con distinto ossequio

Dev.mo Vittorio Belli


Belli si muoveva spesso dietro esplicito incarico di figure del calibro di Francesco Malaguzzi Valeri (storico dell’arte e Soprintendente a Bologna) e di Giuseppe Gerola (soprintendente ai Monumenti della Romagna), agendo come una vera e propria “sentinella del patrimonio” sul territorio. Il Ministero si affidava a lui come “fotografo e rilevatore di fiducia“: in una lettera del maggio 1918, Corrado Ricci lo ringraziava per i preziosi rilievi fotografici effettuati sopra la volta della Cappella delle Reliquie nel Duomo, commissionandogli personalmente nuove ricognizioni all’interno del campanile e nel chiostro ovest.

La stima del mondo accademico trovò riscontro pubblico nel 1919, quando Malaguzzi Valeri lo citò pubblicamente sulle pagine della rivista Cronache d’Arte tra i cittadini benemeriti per l’opera di riordino delle collezioni d’arte riminesi. Il coronamento di questo percorso giunse con la sua nomina a Ispettore Onorario dei monumenti, scavi e oggetti d’arte per il circondario, ruolo nel quale succedette formalmente all’amico e collaboratore Alessandro Tosi.

Gli studi sull’erosione

Negli anni Quaranta Vittorio Belli si dedica a un problema di straordinaria attualità: l’erosione della costa. Tra il 1940 e il 1941, pubblica sulla prestigiosa Rivista Geografica Italiana un importante studio in due parti intitolato “Contributo agli studi sulle cause e sui rimedi delle erosioni marine“. Con il suo innato spirito di osservazione, Belli fu tra i primi a comprendere che l’improvviso avanzamento del mare e l’abbassamento delle spiagge non erano fatalità naturali, ma la diretta conseguenza dell’intervento umano sul litorale; in particolare, individua la causa dell’avanzamento del mare a Bellaria nella costruzione del porto canale alla foce del fiume Uso avvenuta nel 1919.

Di fronte a questa minaccia, Belli propone soluzioni ingegnose per l’epoca, rifiutando l’idea di affidarsi unicamente a “poderose e costosissime opere murarie ciclopiche in mare“. Sperimenta con successo alla foce del Rio del Moro a Igea Marina la piantagione di file parallele di tamerici, coadiuvate da piante di yucca e Agropyrum junceum per fermare la sabbia sollevata dal vento. Sosterrà che in pochi anni si era creato un argine naturale capace di innalzare la spiaggia di un metro e far arretrare il mare di 40 metri.

Per chi desidera approfondire direttamente il pensiero di Vittorio Belli, sono disponibili in formato PDF i suoi due principali contributi scientifici sull’erosione costiera, pubblicati nella Rivista Geografica Italiana (1940 e 1941) :

La politica

Militante socialista sin dalla giovinezza, Belli tradusse la sua visione di società colta e sana nell’impegno amministrativo. Come si è visto, nell’ottobre del 1920 fu nominato Assessore all’Igiene nella giunta guidata dal sindaco Arturo Clari, legando a questa stagione anche la nascita del polo museale. Tuttavia, il clima politico si fece presto insostenibile: l’8 aprile 1922 rassegnò le dimissioni, anticipando di pochi mesi la caduta dell’intera amministrazione, come atto di protesta contro le crescenti violenze delle squadre fasciste.

Il legame con la sua città e con i suoi ideali si riannodò ventidue anni dopo. Il 23 settembre 1944, con una Rimini appena liberata e ancora ferita dai bombardamenti, si insediò la giunta del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Arturo Clari tornò a guidare la città e Belli riprese, per poco più di un mese, l’incarico di Assessore all’Igiene.

La guerra e il dopoguerra

Il 1° dicembre 1943, Vittorio Belli deve lasciare la sua casa di Igea Marina, requisita dalle truppe d’occupazione tedesche. Sarà l’inizio di un periodo difficile. Il passaggio del fronte — con i tedeschi prima e gli eserciti alleati poi — porta con sé la devastazione del suo progetto più ambizioso: la pineta di Igea Marina viene decimata, i pini abbattuti per scavare trincee, costruire rifugi e recuperare legna da ardere. Nelle sue note private, Belli descriverà con immenso dolore la fine di quella che considerava la principale e originale attrazione del litorale, divenuta prima sede degli eserciti e poi “campo di vandalismi post-bellici“.

Anche il suo straordinario patrimonio artistico e archeologico subisce perdite gravissime, finendo in gran parte danneggiato e saccheggiato. Lo scoramento e il profondo rammarico per le opere d’arte perdute si sommano alle enormi difficoltà logistiche nel mettere in sicurezza i reperti superstiti. Per garantirne la tutela, la sua raccolta inizia un lungo pellegrinaggio: dal 1945 al 1949 viene ospitata presso l’Archivio Storico di Rimini, per poi essere trasferita nei magazzini della chiesa di Sant’Agostino e della Biblioteca Gambalunga.

La figura di Belli si inserisce in quella tradizione di studiosi locali, mossi da un amore per la propria terra, le cui intuizioni spesso incontrano la freddezza delle istituzioni ufficiali. Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dall’amarezza di vedere la sua Igea Marina mutare radicalmente rispetto al sogno originario, e dal dolore per le sue collezioni disperse o danneggiate dal conflitto.

Vittorio Belli si spense a Rimini il 9 ottobre 1953. Come osservò con amara lucidità lo storico e giornalista Nevio Matteini, «umilmente scomparve, senza che la sua città se ne accorgesse»

Dopo la scomparsa, il suo contributo rimase a lungo nell’ombra. Eppure, le tante testimonianze storiche oggi custodite nei musei e negli archivi del Riminese — insieme alla stessa esistenza di Igea Marina — continuano a testimoniare la statura di uno studioso capace di intrecciare ricerca, tutela della memoria e visione del futuro.



Tre immagini che raccontano Vittorio Belli attraverso alcuni momenti della sua vita: giovane studente, con la scimmia Baciccia e con il cane nella pineta. Le fotografie provengono dall’ Album di Bellaria Igea Marina, centro di documentazione multimediale della storia e della memoria della città.


Questo profilo biografico è stato redatto principalmente sulla base degli studi di Giovanni Rimondini dedicati alla figura di Vittorio Belli.

Le informazioni relative agli ultimi anni della sua vita, alla distruzione della pineta di Igea Marina e agli studi sull’erosione costiera sono state integrate anche attraverso la consultazione diretta dei documenti e dei manoscritti autografi nel Fondo Belli, conservato presso la Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini, e nel Fondo Corrispondenti di Corrado Ricci, conservato presso la Biblioteca Classense di Ravenna.

  • Sulla comparsa dei globuli rossi colorabili a fresco col bleu di metilene nel sangue delle gravi anemie nelle varie ore del giorno, Il Policlinico. Sezione Medica, vol. VII, fasc. 2, 1 febbraio 1900, pp.118-127.
  • Per il completo rimboschimento del litorale Romagnolo, La Riviera Romagnola, 22 novembre 1923.
  • Miscellanea prima, Rimini, Commerciale, 1924
  • Per il completo rimboschimento del litorale Romagnolo, Ariminum, agosto 1929, pp. 33-34
  • Contributo agli studi sulle cause e sui rimedi delle erosioni marine, Rivista Geografica Italiana, Firenze, M. Ricci, 1940, pp. 236-239
  • Seguito del contributo agli studi sulle cause e sui rimedi delle erosioni marine, Rivista Geografica Italiana, Firenze, M. Ricci, 1941, pp. 357-361
  • M. Andrenacci, Vittorio Belli e la “città giardino” Igea Marina, tesi di laurea in Sociologia del turismo, Università di Bologna, Scuola di Scienze Politiche, sede di Forlì, a.a. 2012/2013.
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  • S. De Carolis e G. Grossi (a cura di), Da Esculapio a Igea: il sogno di Vittorio Belli (1870-1953), Atti del convegno, Bellaria Igea Marina, 5 novembre 2022.
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  • G.C. Mengozzi, “È scomparso il fondatore di Igea Marina, in L’Avvenire d’Italia – Corriere della Romagna, 21 ottobre 1953.
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  • L. Pasquini, “Contornò di verde Igea Marina con le piante portate dall’Africa, in L’Avvenire d’Italia, 19 luglio 1960.
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  • G. Zavatta, “I quadri di papa Clemente XIV Ganganelli (1769-1774). La Flagellazione di Louis Cretey, una Negazione di Pietro di Valentin de Boulogne e altre vicende storiche e critiche di una collezione dimenticata, in Storia della critica d’arte. Annuario della S.I.S.C.A. 2018, Roma, editoria scientifica, pp. 503-532.
  • G. Zavatta, “Pierantonio Palmerini “copista” di Raffaello: vicende critiche e collezionistiche della Sacra Famiglia già nella chiesa di Sant’Andrea a Urbino”, in Arte Marchigiana, n. 8, 2020, pp 85-105.
  • G. Zavatta, “Opere attribuite a Guido Cagnacci nelle antiche collezioni riminesi: primi appunti”, in Romagna. Arte e Storia, n. 132, 2025, pp. 33-46

Album di Bellaria Igea Marina – Vittorio Belli e la nascita di Igea Marina: fotografie e documenti dedicati alla figura del fondatore di Igea Marina.


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