Storie Bellariesi

Cose accadute a Bellaria Igea Marina

di

Nell’agosto del 1382 Bellaria si trova suo malgrado al centro di eventi che nulla hanno di locale: lo scisma della Chiesa cattolica e la guerra per il trono del Regno di Napoli. E le cose, da queste parti, non vanno affatto bene.

A raccontarcelo è una fonte preziosa e vicina ai fatti, la Cronichetta dei Malatesti, scritta nel XIV secolo da un anonimo cronista riminese:

« MCCCLXXXII (1382), del mese d’agosto venne in Italia el duca d’Angiò zio del Re di Francia cun grandissima quantità di gente d’arme. A dì 18 de agosto venne el duca et sua gente ad albergo a Bello aire (Bellaria), e lì brusciò e guastò ciò che era fora de la fortezza »

Questo ci racconta l’anonimo “cronista malatestiano”, ma chi è Luigi I d’Angiò e perché passa facendo danni per Bellaria ?

Al centro di questa storia si muovono tre figure chiave:

  • Luigi I d’Angiò, figlio secondogenito del re di Francia Giovanni II;
  • Giovanna I di Napoli, regina del Regno di Napoli;
  • Carlo di Durazzo, che diventerà re con il nome di Carlo III di Napoli.

Il contesto è quello dello scisma d’Occidente, che divide l’Europa tra sostenitori del papa romano Urbano VI e quelli dell’antipapa Clemente VII, con pesanti conseguenze politiche e militari.

Nell’aprile 1380 il papa Urbano VI dichiara Giovanna I, sostenitrice dell’antipapa Clemente VII, eretica e scismatica. La depone dal trono e indica come suo successore il cugino Carlo di Durazzo.

Giovanna reagisce revocando i diritti di successione concessi a Carlo e nomina suo erede Luigi I d’Angiò, chiamandolo a difendere il regno con le armi.

Il 26 luglio 1381 Carlo di Durazzo entra a Napoli con il suo esercito e si proclama re con il nome di Carlo III. Giovanna viene incarcerata, trasferita in Abruzzo e rinchiusa nel castello di Muro, dove sarà assassinata il 27 luglio 1382.

Solo nella primavera del 1382 Luigi I d’Angiò con il conte Amedeo VI di Savoia parte alla volta di Napoli per rivendicare il trono. L’esercito è di dimensioni eccezionali per l’epoca: chi parla di 10, 15 chi di 50 mila uomini. Una massa enorme, difficilissima da mantenere, che vive in gran parte di requisizioni e saccheggi.

Valicate le Alpi, attraversate la Savoia e la Lombardia, nell’agosto del 1382 l’armata scende in Romagna. È in questo contesto che Bellaria entra, suo malgrado, nella grande storia.

Il 18 agosto l’esercito angioino giunge a Bellaria. I mercenari devastano le campagne, saccheggiano le case, ma non assaltano il castello: «li brusò e guastò quel che era fora de la fortezza».

Devastate le case e i campi ma il castello resiste e offre la salvezza ai tanti accorsi dentro le sue mura.

Per fortuna l’esercito angioino è di fretta: il giorno dopo guada il Marecchia e va «per Spadarolo, per Vergigliano, per San Lorenzo in Monte». Ne fa le spese una fattoria fortificata, «la tomba de Gioanne de Pero Mengardone», che viene presa a forza, saccheggiata e bruciata, mentre 14 uomini sono condotti via come ostaggi. E tutto perché «Galeotto de Malatesti non volse darglie punto de victuaria per tutte le soe terre» e cioè Galeotto Malatesta, signore di Rimini, e di Bellaria, alleato di papa Urbano VI, non ha voluto dare viveri e aiuti all’esercito angioino.

Rimini non viene attaccata: è città nemica, ma ben difesa. I riminesi osservano dalle mura la colonna di soldati che pare non finire mai, mentre attraversa l’Ausa all’altezza della chiesa di Santo Spirito.

Il 20 agosto 1382 l’esercito raggiunge il Conca. Il castello di San Giovanni in Marignano è cinto d’assedio: «Fo gran pericolo de perderse», ma i Marignanesi resistono. E Luigi d’Angiò non può perdere troppo tempo; deve riprendere la marcia verso il sud.

La spedizione non produrrà gli esiti sperati, Luigi d’Angiò non arriverà mai a Napoli. Le dimensioni spropositate dell’esercito, le difficoltà di gestione porteranno alla disfatta senza una sconfitta sul campo. Giunto in Puglia, conquistata Bari pacificamente, Luigi I d’Angiò muore il 20 settembre del 1384 nel castello di Bisceglie.

Alla sua morte lasciò il suo preteso diritto al trono di Napoli in eredità al figlio Luigi II d’Angiò, ma sarà Carlo III a consacrarsi legittimo re di Napoli, instaurando sul trono il ramo degli Angiò-Durazzo.


L’articolo che ha ispirato la mia ricerca:


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