Storie Bellariesi

di

La chiesa di Sant’Agostino a Rimini è uno scrigno che custodisce tesori di arte e di storia. In un piccola stanza, vicina agli affreschi del Trecento, sono riemersi i resti dell’organo che costruito nel 1945 nel campo di concentramento di Rimini. Conosciuto come “l’organo di latta”, ha una storia incredibile e ancor più incredibile è averlo ritrovato.

Se avrete la pazienza di arrivare in fondo all’articolo potrete sentire anche la sua voce.

L’Enklave Rimini-Bellaria

Nel campo le condizioni per i detenuti non erano facili. Soprattutto nei primi mesi i prigionieri tedeschi, ma anche italiani, polacchi, russi e ucraini vivevano a migliaia in fosse scavate nel terreno e coperte con mezzi di fortuna. Con il passare del tempo la situazione migliorò, nacque una vera e propria città nella città, la più grande di lingua tedesca al di fuori della Germania.

Solo in questo contesto poteva nascere l’incredibile storia dell’organo di latta.

Da un annuncio nasce la storia dell’organo di latta

Nel giugno 1945 nella bacheca per gli annunci, situata nella piazza centrale dell’Enklave, comparve questo biglietto:


Suche einen Orgelmacherkollegen zum geistigen Austausch. Eusebius Schäbung, Erdt-Loch 28 im

Plocke 14 zwischen der 11ten Straße gen Rimini und der 6. gen San Marino.

Cerco un collega costruttore di organo per uno scambio di idee. Eusebius Schäbung, buca 28, blocco 14 fra l‘undicesima strada in direzione Rimini e la sesta strada in direzione San Marino.


Si presentò un uomo di spiccata fantasia e con una mente peculiare : il maestro organaro Werner Renkewitz (Zurigo, 10 novembre 1911 – Tubinga, 3 agosto 1978).

I due organari cercano aiutanti e dodici prigionieri si offrono volontari. Nasce così l’idea, all’apparenza “folle”, di costruire un organo per accompagnare le funzioni religiose — utilizzando soltanto ciò che si trova nel campo.

Vecchie lattine e scatole di biscotti diventano le canne dell’organo; casse di legno e contenitori per alimenti si trasformano in somieri; fili di ferro servono per le catenacciature; vecchie cinghie di cuoio e i gambali di stivali vengono usati per le guarnizioni delle valvole e dei somieri; Il peltro per le saldature si ricava fondendo delle taniche.

La costruzione dell’organo viene completata in soli tre mesi: una manciata di uomini riesce a creare, da un mucchio di rifiuti, un’opera straordinaria. Viene battezzato “Jubilate” ed è imponente: quattro metri d’altezza!

Lo strumento è composto da 261 canne per 6 registri, un tastiera di 48 tasti ed una pedaliera con la seguente disposizione fonica:

Manuale: prinzipal 8′ – gedackt 8′ – octav 4′ – flöte 4′ – nasat 3′ – superoctav 2′ – terz 1 3/5′ – mixtur 3 fach 1 1/3′.

Pedaliera: subbass 16′ – bordun 8′ – nachthorn 4′ – posaune 16′.

Invece che dai mantici, l’aria era generata da un sistema idraulico simile a quello in uso nell’antica Roma.

Questa l’iscrizione posta sopra il manuale (tastiera) dell’organo:


“Chi mai sarà che un domani,

noi saremo già lontani,

su questi tasti poserà le mani,

un brivido avvertirà

e religiosamente rifletterà

sui prigionieri e sul buio durato tanti anni.”


L’organo si trovava all’aperto, ancorato a un’impalcatura di legno. Presentava una grande croce centrale e due ante richiudibili, dipinte dal pittore Peter Recker (1913–2003) con la raffigurazione di due angeli in un giardino fiorito: uno che suona il liuto e l’altro il violino.

La solenne inaugurazione dell’organo di latta

L’organo viene inaugurato il 15 settembre 1945.

Alla cerimonia partecipa una folla numerosissima: ufficiali alleati, guardiani e prigionieri – avversari di un tempo ora riuniti tutti insieme ad ascoltare le melodie di questo incredibile strumento. E’ presente anche il Vescovo di Rimini.

La musica dell’organo si diffonde nel campo, e per l’occasione viene composto un concerto appositamente dedicato.

Il sacerdote pronuncia parole commoventi:

Prendiamo questo organo come esempio! Le canne dell’organo, piccole e grandi, tutte suonano insieme, ognuno dà il meglio di sé e contribuisce all’insieme.

Il vescovo benedice lo strumento e migliaia di voci intonano “Grosser Gott wir loben dich!”

L’organo verrà suonato tutte le mattine per la prima Messa e alla sera alle 22.30. Uno dei reduci del campo racconta: “L’immagine dello strumento era bellissima, senza uguali, soprattutto quando la luce della luna illuminava il prospetto aperto. Davanti al cielo stellato del sud si erigeva la grande croce d’argento, che sovrastava l’organo al centro.

La Deutschlandhalle

Poiché l’organo non avrebbe resistito all’inverno all’aperto, nell’autunno del 1945 fu trasferito in un capannone, al riparo dalle intemperie. In quell’occasione venne rimossa la grande croce centrale e sostituita cona la canna di Do Principale 8’ . Durante la Messa della Vigilia di Natale del 1945, l’organo risuonò per la prima volta nella sua nuova sede.

Quel capannone si trasformò in una sala da concerti, la “Deutschlandhalle”, dove prese vita un vivace programma di eventi musicali e rappresentazioni teatrali.

Si diffuse la notizia dello strumento costruito da Werner Renkewitz e dai suoi aiutanti. Il diplomatico inglese e in seguito ministro per la Germania (coordinatore delle zone occupate dagli Inglesi) John Hynd e il cardinale Konrad von Preysing, vescovo di Berlino, vengono a Rimini per ascoltare le melodie dell’organo di latta.

La storia dell’organo è una storia di guerra, ma anche di rinascita. La sua costruzione e le sue melodie hanno restituito speranza alle persone, infondendo coraggio e fiducia in un futuro di pace.

Come finisce la storia

Il campo di prigionia viene smantellato nel 1947. Renkewitz decide di rimanere a Rimini e apre, con l’autorizzazione della diocesi, un laboratorio presso la chiesa di S. Agostino. Qui trasferisce l’organo, smontato, per metterlo al sicuro da possibili furti — forse con l’intenzione, un giorno, di riportarlo in Germania.

In un’intervista rilasciata alla Südwestfunk, Renkewitz racconta: :”Quando fu sciolto il campo di Rimini, noi demolimmo l’organo e lo spostammo frettolosamente, e di nascosto, qui a Sant’Agostino e lo nascondemmo. Perché c’era il pericolo reale che l’organo venisse trafugato attraverso l’oceano o attraverso la Manica”.

L’organo fu dunque smontato e nascosto nel laboratorio, ma resta il dubbio — forse destinato a rimanere irrisolto — se Renkewitz abbia portato con sé l’intero strumento o solo una parte. Di certo, nella chiesa di Sant’Agostino non si è mai visto l’organo di latta montato e funzionante.

Con i suoi quattro metri di altezza e la sua ingegnosa costruzione, sarebbe stato impossibile non notarlo. Eppure, nel dopoguerra, dell’organo di latta dell’Enklave non si parla più: se ne perde completamente la memoria.

Durante gli anni riminesi, Renkewitz si dedica al restauro di diversi organi, tra cui quello della chiesa di Sant’Agostino, costruito nel 1776 da Gaetano Callido. Le vicende dell’organo di latta e di quello del Callido finiscono per intrecciarsi. Nel 1952 Renkewitz lascia Rimini e rientra in Germania, aprendo un laboratorio a Nehren dove realizza numerosi strumenti in stile neobarocco, destinati soprattutto alle chiese della Germania sud-occidentale.

Con lo pseudonimo di Daniel Brustwerckle pubblica una autobiografia “Summaria von ergetzlichen undt wundersamben Begebenheithen so eynem Orgelmacher widerfahren” – Verlag Merseburger Berlin, 1964 – in cui racconta anche le vicende dell’organo dell’Enklave.

L’incendio dell’organo

Il 24 giugno 1965, un incendio improvviso e devastante divampa nella chiesa di Sant’Agostino. Le fiamme si propagano rapidamente, raggiungendo l’organo settecentesco di Gaetano Callido. In pochi istanti, ciò che per quasi due secoli aveva accompagnato le liturgie e scandito la vita della comunità si trasforma in rovina: le canne, forgiate in lega di stagno e piombo, si piegano e si dissolvono nel calore insostenibile.

I resti, poche canne e frammenti lignei, vengono riposti con cura in un ripostiglio della chiesa. Si crede siamo i resti dell’antico organo. Sono invece i resti dell’organo di latta che sono sfuggiti alle fiamme. Sono loro ad essere riposti nel ripostiglio, e qui dimenticati. Fino ad oggi …

In alto la chiesa di Sant’Agostino oggi con a destra il crocifisso attribuito a Giovanni da Rimini – sotto quando c’era l’organo del Callido (si possono scorre le due immagini)

Le foto dell’organo di latta, oggi.

Aprire la porta in legno del piccolo ripostiglio vedere centinaia di canne dell’organo dell’Enklave è stata una emozione straordinaria. Un momento sospeso, in cui la storia ha preso forma davanti ai miei occhi.

Lattine e scatole che contenevano il cibo che ha sfamato migliaia di prigionieri trasformate, dalle sapienti mani di Renkewitz, in voce, musica, speranza.

Tra i resti, ho fotografato anche un curioso pezzo in legno (gli esperti d’organo sapranno dargli un nome preciso) internamente tappezzato da vecchi spartiti musicali e con all’esterno le scritte “total nett Weight”, “warranty period”. Un frammento poetico e concreto, che racchiude tutta la forza simbolica di quell’opera: la bellezza nata dal bisogno, la musica fiorita nel cuore della prigionia.

Per la foto abbiamo estratto dal ripostiglio alcune canne, ma ce ne sono centinaia; in origine erano ben 502!

La voce dell’organo di latta

Nel corso di un’intervista del 1963 al signor Schipper, trasmessa dalla Westdeutscher Rundfunk Köln (WDR) – l’emittente radiotelevisiva pubblica della Renania Settentrionale-Vestfalia – è possibile ascoltare il suono dell’organo di latta nell’esecuzione del preludio in Do maggiore di J. S. Bach.

La notizia è riportata dal sito www.rimini-orgel.de, che attribuisce l’intervista allo stesso Werner Renkewitz; tuttavia, dalla trascrizione emerge invece la voce di un soldato imprigionato nell’enclave, identificato come Schipper. Al momento non ho trovato ulteriori riscontri.


Fonti

Le fonti che hanno ispirato quest’articolo e a cui rimando per approfondimenti:

Un grazie a Isabella Brighi e a Emanuele Panzetta per la loro cortesia e passione.


Articolo pubblicato il :

Ultima modifica :


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *