A Bellaria Igea Marina la via Popilia, il cui percorso ricalca grossomodo quello dell’odierna via Ravenna, incrocia il fiume Uso: in questo punto nasce una locanda, con funzione di albergo/osteria: l’Albergo della Smirre.

Non sappiamo quale fosse la posizione dell’osteria, possiamo suppore che si trovasse nella zona che noi oggi chiamiamo “borgata vecchia” (la via Romea nella cartina sotto). Sicuramente questa è la posizione che ha avuto l’osteria dal 1700 in poi.

Nelle mappe del 1500/1700 troviamo l’osteria posizionata alla destra del fiume Uso, a ridosso dell’odierna via Ferrarin:



Le prime informazioni dell’antica osteria risalgono ad un rogito notarile del febbraio del 1451.
E’ da quest’atto che conosciamo il nome della locanda, albergo della Smirre e della proprietaria: Antonia da Barignano.
Antonia, del nobile casato bresciano dei Barignano, fu l’amante di Pandolfo III Malatesta signore di Brescia e madre di Sigismondo Pandolfo signore di Rimini e Domenico (detto Malatesta Novello) signore di Cesena.
Su di lei è sceso l’oblio della storia, e degli storici. La sua figura è stata riportata alla luce da Oreste Delucca a cui rimando per approfondimenti2.
Antonia sovrintendeva a diverse attività nella nostra zona, mantenendo stretti rapporti con i figli. A Bellaria risiedeva abitualmente nel Castello di famiglia, in posizione baricentrica tra Rimini e Cesena. Possedeva tra le altre cose la locanda (che non gestiva ma dava in affitto) e aveva anche il diritto di riscuotere il pedaggio dalle barche che attraversavano il fiume.

A lato il documento originale con evidenziata la dicitura: “albergo della Smirre“
Il termine “Smirre” si riferisce, probabilmente, alla città turca di Smirne che troviamo con la grafia Smirre in Boccaccio (1313 – 1375) “si giacque e più mesi lieto e in quiete con lei alle Smirre si dimorò”3 e in Matteo Villani (1283 – 1363) “e andò capitano per la chiesa alle Smirre in Turchia”. 4
Perché un’osteria a Bellaria, nel quattrocento, aveva il nome di una città turca ?
Un legame si può trovare nei rapporti tra i Malatesta e la famiglia dei Da Varano5, rapporti di odio e amore, lotte e matrimoni come da miglior tradizione del periodo. Rodolfo II, che aveva sconfitto Galeotto I Malatesta ma le cui figlie sposeranno due Malatesta, aveva partecipato all’assedio di Smirne/Smirre nella crociata promossa nel 1350 da papa Clemente VI. Il nome dell’osteria potrebbe esser stata una dedica, un ricordo.
Non abbiamo tante notizie dell’antica osteria, dalla fine del 1500 la ritroviamo nei documenti e negli itinerari di viaggio senza un nome specifico.
Nel 1568 l’osteria di Bellaria è attaccata dai pirati, ce lo racconta l’Adimari:
“ … all’Hostaria della posta di detto luoco [Bellaria], …l’anno 1568, alli 16 d’aprile, nel giorno del venerdì santo, smontorono le genti di una fusta turchesca, la qual prima era stata sopra la città di Chioggia e haveva preso una barca di pescatori, con la quale non essendo poi conosciuti fecero molti mali; e fra l’altre ammazzarono l’hoste con una figliuola e un figliuolo e un altro se ne scapò; del che levatosi il rumor, corsero delle genti e trovarono undici Turchi in terra e gl’ammazzarono, essendosi allargato la fusta in mare”
Raffaele Adimari, Sito riminese, vol. II, Brescia 1616
Non c’era ancora La torre di guardia, quella che oggi chiamiamo torre saracena ma in passato conosciuta come torre di Bellaria: verrà costruita cent’anni dopo …
Nel 1584 l’osteria è messa male e necessita di lavori :”Et fu proposto che saria bene provedere all’osteria di Bell’Aere, che minaccia ruina.“

Una testimonianza ci ricorda quanto fosse pericoloso attraversare il fiume Uso in assenza di un ponte. Il 4 dicembre 1598 papa Clemente VII viaggiava da Ferrara a Rimini e: “volendo passar L’Uso presso Bell’Aere, certi suoi mulatieri s’annegarono et la robba se la menò via l’acqua, onde si risolse a passare per Sant’Arcangelo “. 6
A Santarcangelo c’era il ponte, a Bellaria no. Un ponte sul fiume Uso, in legno, lo avremo solo nel 1600; rifatto nella metà del 1700 rimarrà fino ai primi del novecento sostituito dal nuovo ponte sulla via Ravenna.

Nelle locande i viaggiatori potevano pranzare durante il cambio dei cavalli o pernottare. Quando c’era maltempo e il fiume era in piena, la sosta diventava forzata e poteva durare anche diversi giorni. Il piano terreno delle locande era destinato alla preparazione e somministrazione dei pasti, mentre al piano superiore c’erano le camere da letto.
Le stazioni erano disposte lungo le maggiori strade a distanze abbastanza regolari di circa otto/dieci miglia.
Nell’immagine sottostante l’osteria di Bellaria è data a 10 miglia da Rimini e 5 miglia da Cesenatico:

Il fiume Uso è il confine nord della città di Rimini e come abbiamo visto per passarlo si paga dazio che riscuote chi gestisce l’osteria. Ecco la tabella con il pedaggio da pagare quando viene costruito il nuovo ponte di legno intorno al 1760: si va dai 12 Baj (baiocchi) per una carrozza ad 1 Baj per una persona a piedi

In questa mappa del 1816 vediamo rappresentata l’osteria e il ponte in legno sul fiume Uso (qui Rubicone …)


Non ho trovato notizie degli anni più recenti, se qualcuno ne ha e le vuole condividere: claudiopasolini69@gmail.com
note
- L’immagine è tratta da : La Romagna nella cartografia a stampa dal Cinquecento all’Ottocento, di Sandra Faini, Luca Majoli – Editore: Luisè, 1992, p. 76 ↩︎
- Oreste Delucca, Antonia de Barignano, madre di Sigismondo Pandolfo e Malatesta Novello dei Malatesti , estratto da : Atti giornata di studi malatestiani di Brescia 2, B. Ghigi 1989, da pag. 103 ↩︎
- Il Decamerone di Giouanni Boccaccio di nuouo emendato secondo gli antichi essemplari, p. 96 – settima novella della seconda giornata ↩︎
- Matteo Villani, Nuova Cronica, vol. 1 cap 21 ↩︎
- Per saperne di più sulla famiglia Da Varano : davarano.it ↩︎
- Oreste Delucca, Rimini e il mare, Luisè 2020, pag. 19 ↩︎

