Storie Bellariesi

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Nel 1673, per volontà dello Stato Pontificio, la torre oggi conosciuta come Torre Saracena fu costruita sulla spiaggia di Bellaria per difendere la costa dalle incursioni dei pirati barbareschi. Oggi il suo profilo si nasconde tra la ferrovia, le abitazioni e gli alberghi, ricordando ai passanti una storia lunga oltre tre secoli.

È l’unica delle sei torri di avvistamento costruite lungo la costa riminese ad essersi conservata quasi integralmente fino ai giorni nostri.

Arrivano i pirati

Nel XVI secolo, le zone costiere erano percepite come insicure ed erano per lo più disabitate. A Bellaria, le abitazioni si concentravano lungo l’antica via Popilia—oggi via Ravenna— soprattutto nella zona della Borgata Vecchia, in prossimità del fiume Uso.

La fascia costiera era dominata da una ricca vegetazione selvatica, prevalentemente arbustiva, e da grandi dune sabbiose che si stagliavano a ridosso del mare. E dal mare giungevano le temute incursioni dei pirati barbareschi, provenienti dalle coste della Barberia, l’antico nome con cui gli europei indicavano gran parte dell’attuale Nord Africa, che per circa tre secoli rappresentarono una minaccia costante per le popolazioni rivierasche.

Nel linguaggio comune vengono spesso chiamati pirati saraceni, da cui derivano anche il nome della Torre Saracena e quello della rievocazione storica “Lo sbarco dei Saraceni” che si tiene ogni anno a fine luglio. Il termine saraceno, tuttavia, era una definizione generica con cui gli europei medievali indicavano i musulmani, indipendentemente dalla loro origine. Dal punto di vista storico sarebbe quindi più corretto parlare di pirati barbareschi.

Le foci dei fiumi e i punti di approdo lungo la costa erano tra i luoghi preferiti dai pirati per tendere agguati ai pescatori che si spingevano al largo. Dopo aver colpito in mare, non esitavano a sbarcare per saccheggiare i villaggi costieri.

L’obiettivo principale delle loro incursioni, tuttavia, era la cattura di uomini, donne e bambini. I prigionieri venivano trattenuti in attesa del pagamento di un riscatto. Chi non veniva liberato era destinato alla schiavitù: veniva impiegato nei lavori più pesanti oppure costretto a remare sulle galee dei pirati.

Il fenomeno assunse proporzioni tali che nacquero istituzioni, sia laiche sia religiose, incaricate di raccogliere fondi per riscattare i prigionieri e negoziarne la liberazione. Lo storico Robert C. Davis stima che tra il XVI e il XVIII secolo almeno un milione di europei siano stati catturati e ridotti in schiavitù dai predoni barbareschi..1

La costruzione delle torri

Il problema della pirateria diventa sempre più allarmante e spinge le autorità ad intervenire. Lo Stato Pontificio adotta strategie difensive differenti a seconda delle caratteristiche del territorio. I principali scali marittimi, come Rimini, Cesenatico e Cervia, erano già protetti da fortificazioni e opere di difesa concentrate attorno ai rispettivi porti. Lungo la costa riminese, invece, al di fuori della città di Rimini, si sceglie di realizzare una rete di torri di avvistamento per sorvegliare il litorale e prevenire gli sbarchi dei corsari.

Nel 1673 viene così finanziata la costruzione di sei torri lungo il litorale riminese, collocate in prossimità delle foci dei principali corsi d’acqua e delle sorgenti di acqua dolce, luoghi ritenuti particolarmente esposti agli sbarchi e all’approvvigionamento delle imbarcazioni corsare. Le strutture erano:

  • la torre alla foce del Tavollo: fuori uso già dalla metà del ‘700.
  • la torre alla foce del Conca: distrutta, ne rimane una piccola porzione.
  • la torre delle Fontanelle: crollata con il terremoto del 1916.
  • la torre della Trinità alla foce del Marano: crollata con il terremoto del 1916.
  • la torre della Pedrera: recentemente restaurata in modo discutibile.
  • La torre di Bellaria: la meglio conservata.

Il ruolo delle torri

Le torri svolgevano un ruolo strategico sia di avvistamento sia di difesa. Disposte a una distanza di circa cinque miglia l’una dall’altra, permettevano una rapida comunicazione tramite segnali di fumo, fuochi e colpi di cannone, utilizzati per allertare la popolazione e richiedere rinforzi.

A supporto del sistema difensivo, tra una torre e l’altra erano collocati dei “casotti” in legno, ciascuno presidiato da due soldati e un caporale incaricati della sorveglianza e dell’assistenza.

Notizie sulla torre di Bellaria

Un interessante documento d’archivio datato 24 aprile 1686 (firmato dal Capitano Teodoro Grazi) ci restituisce l’esatto inventario delle armi e delle suppellettili custodite all’interno della Torre di Bellaria in epoca seicentesca.

Questo “fermo immagine” della storia ci rivela che la struttura non era solo un punto di osservazione, ma un fortino pronto a difendersi e ad ospitare la guarnigione. Tra i beni registrati nel documento figurano:

  • L’armamento leggero e pesante: 3 pesanti spingarde (una via di mezzo tra un cannone e un enorme fucile) con i relativi cavalletti per il montaggio, 8 moschetti completi di forcine d’appoggio, tracolle (bandoglieri) e micce, oltre a 100 palle da moschetto, 50 da spingarda e 30 libbre di polvere da sparo.
  • La vita quotidiana e le emergenze: Una campana con il suo battaglio, fondamentale per suonare l’allarme in caso di avvistamento di navi piratesche, tre scale a pioli (all’epoca descritte in “cattivo stato”), una mola per affilare gli attrezzi e tre materassi di paglia (pagliericci), di cui due ormai logori, usati dai soldati per i turni di riposo.

I custodi della Torre: Il documento si chiude coni nomi dei soldati della compagnia che quel giorno erano di guardia per proteggere il litorale: Gregorio Sopigna, Antonio Migliorini, Marc’Antonio Faei, Pietro Ricci, Pietro Neri e Domenico Guerra.

Dalla relazione di monsignor D’Aste del 1701 apprendiamo che presso la torre di Bellaria erano presenti un capitano e quattro soldati, di cui due a cavallo.

La mappa di Bellaria del 1816 mostra la torre costiera, l’osteria e la strada che collegava i due edifici.

I pirati a Bellaria

Il 10 settembre 1584 “fu presa una fusta turchesca, che pel vento del terremoto diede in terra a Bellaria. I turchi furon condotti prigioni a Ravenna3

Il 17 giugno 1715 fanno una incursione a Capanni, villaggio sulla sponda destra del Fiumicino, catturando sedici giovani, per la maggior parte ragazze. L’impresa riesce a causa della negligenza del Capitano Brici e dei soldati del “casotto” di Fiumicino che avevano lasciato il posto di guardia per partecipare a una festa da ballo organizzata a Bellaria. 4

E’ solo una leggenda, senza riscontri storici, che Vasini, uno dei cognomi più diffusi nella nostra città, derivi da “Uha-Shin” fantomatico pirata turco che si sarebbe fermato dalle nostri parti.

La fine delle incursioni piratesche e le nuove funzioni delle torri

Con il declino del potere delle reggenze barbaresche e il consolidarsi del dominio coloniale europeo nel Mediterraneo, le attività piratesche cominciarono a diminuire sensibilmente. Un momento cruciale fu la conquista di Algeri da parte delle truppe francesi nel 1830, che segnò la fine dell’autonomia della città e pose un freno significativo alla pirateria nordafricana.

Da quel momento in poi, gli attacchi si spostarono prevalentemente verso navi in alto mare, perdendo gran parte del loro impatto sulle coste europee. Le incursioni terrestri, un tempo frequenti e temute, si fecero sempre più sporadiche. Gli ultimi episodi documentati di pirateria risalgono alla prima metà del XIX secolo.

Con il venir meno della minaccia rappresentata dagli attacchi dei pirati le torri costiere assunsero nuove funzioni. Al personale militare venne affiancata la figura del “deputato alla sanità” incaricato di controllare persone e merci provenienti da zone a rischio, al fine di evitare la diffusione di epidemie.

I soldati a cavallo stanziati presso le torri assunsero anche il ruolo di corrieri postali, garantendo il trasporto sicuro della corrispondenza.

Con l’unificazione dei territori nel Regno d’Italia, le torri si trasformarono in importanti sedi del telegrafo e in presidi militari destinati al mantenimento dell’ordine pubblico e alla lotta al contrabbando.

La torre saracena ai giorni nostri

Fino alla metà del Novecento, la torre di Bellaria ha ospitato gli uffici della Guardia di Finanza.

E’ diventata poi sede di un piccolo museo della carta moneta, che esponeva banconote provenienti da ogni parte del mondo — oggi non più presente — e del Museo delle Conchiglie.

Il Museo delle Conchiglie

Il Museo delle Conchiglie si trova ai piani superiori dell’edificio, accessibili con una stretta scala a chiocciola.

La collezione scientifica è allestita ai piani superiori dell’edificio, accessibili tramite una stretta scala a chiocciola. I reperti provengono in parte dalla storica raccolta Desideri di Roma, acquistata dal Comune di Bellaria Igea Marina e ordinata dall’Istituto di Zoologia dell’Università di Bologna. Si tratta di una cospicua serie di conchiglie, molluschi, scheletri di organismi marini, madreporari, echinodermi, crostacei, corazze di tartarughe. Tra gli esemplari più rilevanti figurano alcuni nautili dell’Oceano Indiano, tritonidi, grandi volute, ostriche perlifere e le rare navicelle utilizzate dall’argonauta per l’incubazione delle uova. I pezzi esposti, provenienti da ogni parte del mondo, costituiscono un notevole patrimonio naturale molto utile sia per iniziare la conoscenza del mare che per vedere la complessa evoluzione dei minuscoli abitatori del mondo sommerso

Eventi e aperture

La Torre Saracena è aperta al pubblico nel periodo estivo con ingresso gratuito, mentre il piccolo parco circostante è accessibile tutto l’anno.

In estate vengono allestite esposizioni d’arte al piano terra, laboratori didattici e la sera si tengono incontri e spettacoli.

Nel piccolo parco intorno alla torre, Valter Biagetti allestisce con passione una esposizione di oggetti legati alla storia della marineria di Bellaria Igea Marina ed una ricca mostra di fotografie d’epoca.

Torre Saracena - Incontri con gli autori (Carlo Lucarelli, luglio 2025)
Incontri con gli autori (Carlo Lucarelli, luglio 2025)

La Torre Saracena nello stemma del Comune


Per approfondire
  • La torre di Bellaria e la difesa della costa in età moderna : catalogo dell’omonima mostra organizzata presso la Torre di Bellaria, Giugno-Settembre 1998, a cura di Luigi Vendramin, edito dal comune di Bellaria Igea Marina, 1998
  • Le torri costiere del riminese, Oreste Delucca, in “Romagna Arte e Storia” n. 9, 1983
  • Pirati e corsari nel mare di Romagna – E. Baldini, O. Delucca, G. Cerasoli, D. Gnola, Il Ponte Vecchio, 2023
  • Barche e genti dell’Adriatico 1400 – 1900, Grafis Edizioni, 1985
Note
  1. Robert C. Davis, Christian Slaves, Muslim Masters: White Slavery in the Mediterranean, the Barbary Coast, and Italy, 1500–1800, Palgrave Macmillan, 2003. ↩︎
  2. Raffaele Adimari, Sito riminese, vol. II, Brescia 1616 ↩︎
  3. Matteo Bruni, Annotazione di cose diverse, Ms. Bibl. Gambalunga Rimini, p. 67 ↩︎
  4. G. Vendemini, Aegri somnia e una capa ad sunétt, a cura della Rubiconia Accademia dei Filopatridi e del Rotary Club Rimini Riviera, Verucchio, Pier Giorgio Pazzini Editore, 2001 (ristampa dell’originale del 1908) ↩︎


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