Storie Bellariesi

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Negli anni ’20 del Novecento, con la crescita del turismo balneare e l’aspettativa di un futuro migliore, gli abitanti di Bellaria iniziarono a manifestare apertamente il loro malcontento nei confronti di Rimini. Contestano il fatto che, nonostante Bellaria contribuisca in modo significativo alle entrate del Comune, soprattutto attraverso la tassa di soggiorno, Rimini non reinvesta adeguatamente tali risorse nel territorio, lasciando la frazione in uno stato di arretratezza.

L’esempio di Riccione e la spinta verso l’indipendenza

Nel 1922 il comune di Riccione ottenne l’autonomia da Rimini. Questo evento rappresentò un ulteriore incentivo per i bellariesi, che videro nel successo di Riccione la dimostrazione della necessità di staccarsi da Rimini per poter gestire autonomamente il proprio sviluppo.

I primi tentativi di indipendenza

Negli anni trenta del Novecento le spinte autonomiste erano molto forti. Vittorio Belli in una lettera del 1937 al Podestà di Rimini Guido Mattioli scrive1:

“Riccione ha scosso il giogo che gli impediva di dare sviluppo alla propria forza di iniziativa.
Bellaria ha giustamente tentato altrettanto con autorevoli appoggi, forte del proprio diritto di vivere e di espandersi, ed avrebbe sicuramente ottenuto l’autonomia, se Igea Marina non si fosse opposta a tradire lo ideale della patria Rimini, e non avesse minacciato di staccarsi da Bellaria per rimanere fedele al capoluogo. Ciò è bastato a far fallire il tentativo di autonomia della frazione che avrebbe danneggiato Rimini enormemente”

Il rifiuto di Rimini e, poco dopo, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale congelarono ogni rivendicazione.

1947, la richiesta formale per la secessione

Nel dopoguerra il desiderio di autonomia acquisì nuovo vigore.

Indro Montanelli sul Corriere d’Informazione del 25 luglio 1947 scrive :

“Il Movimento Indipendentista Bellariese ha per programma l’indipendenza non già dalla Repubblica italiana ma dal Comune di Rimini. Bellaria è a quattordici chilometri da Rimini: quattordici chilometri di campi e di sabbia: perché non deve potersi erigere a Comune autonomo e riscuotere in proprio le tasse di soggiorno dei villeggianti? “

Comitato Promotore Comune di Bellaria

Il 20 agosto 1947, il comitato promotore per la secessione di Bellaria inviò una richiesta formale per l’autonomia al Ministero dell’Interno, alla Prefettura di Forlì e, per conoscenza, al Comune di Rimini.

Richiesta autonomia - comitato promotore per la secessione di Bellaria
Richiesta autonomia - comitato promotore per la secessione di Bellaria

Prima e ultima pagina dell’istanza del 20 agosto 1947 inviata al Ministero degli Interni con le firme del comitato promotore

Agostini Gino
Giorgetti Giulio
Migani Guerrino
Mantani Ernesto
Masacci Tolmino
Marciano Giovanni
Scarpellini Dario

(Archivio di Stato di Rimini)

Un estratto dalla richiesta di autonomia:


(…) Da oltre vent’anni i Bellariesi aspirano ad emanciparsi, costituendosi in Comune Autonomo, ma tali giuste e comprensibili aspirazioni furono sempre ostacolate fortemente, sia per ragioni politiche sia per ragioni egoistiche dalle passate Amministrazioni del Comune di Rimini, di modo che gli interessi di Bellaria furono sempre trascurati e i suoi abitanti dovettero spesso subire angherie ed ingiusti trattamenti non rispondenti a ciò che avrebbe dovuto essere stato fatto per un centro così fecondo e così laborioso.

(…) Abbiamo un Cimitero che, costruito da oltre 50 anni è sempre nelle stesse condizioni di allora, di quando gli abitanti di Bellaria non oltrepassavano i 300. Un solo piccolo ampliamento venne fatto nel 1930, ma è assolutamente insufficiente. Le strade comunali da diversi anni non hanno beneficiato della benché minima manutenzione, il lavatoio pubblico e la pescheria, dal passaggio del fronte ad oggi, non sono stati ripristinati ed attrezzati; non esistono gabinetti di decenza e cosa più importanti di ogni altra per i casi urgentissimi di ricovero ospedaliero, Bellaria non dispone di una autoambulanza. Il macello pubblico si trova in condizioni tali da non poter essere adoperato perché è mancante di acqua ed è deficiente in ogni sua attrezzatura.

potete leggere la trascrizione integrale qui:

Vittorio Belli scrive, di nuovo, al Comune di Rimini

Ma l’idillio del fronte compatto scricchiola. Il 26 agosto 1947 — a soli sei giorni dall’istanza ufficiale — una riservata di Vittorio Belli all’avvocato Beltrami spenge gli entusiasmi unitari

«La popolazione stessa non è completamente favorevole. Albergatori, esercenti ed altri sono in gran parte contrari, forse per il 20 per cento. Igea Marina lo è quasi per intero, e niente affatto favorevole all’unione con Bellaria… Igea e Bordonchio (in parte) attendono da Rimini maggior considerazione, ma si ribellano al solo pensiero di aumentare la soggezione a Bellaria di cui hanno prove continue sfavorevolissime»

La risposta di Rimini non tarda: il 29 agosto 1947, tramite una riservata indirizzata allo stesso Belli a Igea, l’Amministrazione comunale (dopo aver consultato il Sindaco) scopre le carte:

«E’ nota anche all’Amministrazione la divergenza di vedute della popolazione sulla costituzione del Comune autonomo di Bellaria, soprattutto la contrarietà di Igea Marina, ove peraltro un gruppo di cittadini ha firmato la domanda di distacco. Punto di vista del Comune è che l’Uso segni il nuovo confine: se entro tale territorio sarà dimostrato che il nuovo Comune potrà reggersi soprattutto finanziariamente, si avrà la costituzione, se no, le cose resteranno come prima… Se Igea resterà con Rimini avrà rapidamente benefici tangibili»

È la linea dell’amministrazione riminese: la “prova dell’autosufficienza”, l’Uso come confine e la promessa di vantaggi immediati per trattenere Igea.

Un retroscena prezioso che spiega bene perché la strada per l’autonomia sarebbe stata lunga.

La discussione in Consiglio Comunale

Il 16 febbraio 1948 la discussione arriva in Consiglio Comunale.

Il Consiglio non si oppone totalmente alla richiesta di autonomia, ma stabilisce che il nascente Comune debba limitarsi alle sole zone di Bellaria e della Cagnona, escludendo Igea Marina e Bordonchio.

Dietro questa chiusura parziale si celava la strategia della Giunta riminese: la zona di Igea Marina e Bordonchio fu giudicata gravitante economicamente su Rimini, strutturalmente diversa da Bellaria. La Giunta sosteneva che in caso di costituzione del nuovo Comune nei confini richiesti la frazione di Igea Marina-Bordonchio sarebbe destinata a diventare zona di sfruttamento rispetto a Bellaria e sarebbe stata condannata ad un decadimento economico e all’arresto del suo sviluppo urbanistico e balneare, cui il Comune di Rimini stava invece provvedendo mediante un piano regolatore in corso di approvazione. È un tentativo di “spezzare” il fronte autonomista. La strada, evidentemente, sarebbe stata lunga …

La scelta aveva anche una evidente implicazione politica: Igea e Bordonchio erano zone nelle quali il Partito Comunista godeva di un forte consenso, elemento che rendeva particolarmente delicata la questione sul piano elettorale.

La decisione non soddisfa il comitato di Bellaria, il quale richiede una nuova discussione in Consiglio Comunale, fissata poi per il 13 settembre 1948.

Un fronte bipartisan per l’indipendenza

Il consigliere comunale Ernesto Mantani, originario di Bellaria e membro del Partito Comunista, si fece portavoce delle istanze della sua comunità, non condividendo la posizione dei suoi compagni di partito riminesi. Mantani trovò un valido alleato nel consigliere democristiano Babbi, il quale appoggiò con convinzione la richiesta di autonomia. Questa convergenza di forze politiche diverse dimostrò come la volontà di indipendenza fosse un sentimento condiviso da un’ampia parte della comunità bellariese, al di là delle divisioni ideologiche.

Un passo avanti, ma con riserva

Il Consiglio comunale di Rimini, il 13 settembre 1948, discusse l’istanza di autonomia presentata dal comitato di Bellaria. L’ordine del giorno rimetteva al centro l’ipotesi di autonomia per il nuovo comune comprensivo anche di Igea Marina e Bordonchio. Tuttavia, la decisione finale fu subordinata a due condizioni:

  1. Referendum consultivo: si chiese un referendum tra la popolazione interessata per conoscere il parere degli abitanti di Bellaria, Igea Marina e Bordonchio sull’effettiva volontà di staccarsi da Rimini.
  2. Attesa della Regione: si stabilì di rimandare ogni decisione definitiva alla nascita della Regione, alla quale la Costituzione attribuiva la competenza in materia di distacco dei comuni.

Questa decisione rappresentò una vittoria parziale per il comitato promotore del nuovo comune di Bellaria Igea Marina: l’autonomia era stata riconosciuta come una possibilità concreta, ma i due paletti procedurali ne rinviavano indefinitamente la realizzazione.

Delegazione Comunale di Bellaria - manifesto

Dopo la seduta del 13 settembre ’48, circolavano in paese versioni distorte dell’esito. La Delegazione Comunale di Bellaria affisse questo manifesto per fare chiarezza e richiamare i cittadini alla legalità costituzionale.

Fiduciosi che “Seguendo questa strada, ch’è quella della legalità sorgerà il nuovo Comune di Bellaria.

Fonte: Archivio di Stato di Rimini

L’incertezza sui tempi

Il referendum consultivo e, soprattutto, l’attesa della nascita delle Regioni lasciavano allora incerti i tempi con cui la richiesta avrebbe potuto essere definitivamente accolta. Nonostante ciò, il riconoscimento dell’autonomia da parte del Consiglio Comunale rappresentò un passo fondamentale verso l’indipendenza, un traguardo che gli abitanti di Bellaria avrebbero continuato a perseguire con determinazione negli anni successivi.

Nel corso del 1950, il Consiglio Comunale di Rimini tornò a discutere della questione dell’autonomia di Bellaria in due diverse occasioni. Queste nuove discussioni non portarono ad alcun evento significativo.

La svolta nel 1954

Nel 1954 il sindaco di Rimini Walter Ceccaroni venne rimosso dal suo incarico “per motivi di ordine pubblico” 2 .

Al suo posto venne nominato il commissario prefettizio Renato Schiavo che il 15 luglio 1955 delibera “di esprimere … parere favorevole alla costituzione in Comune autonomo delle frazioni di Bellaria con le località di Igea Marina e Bordonchio.

Può nascere il nuovo Comune di Bellaria Igea Marina, senza la necessità di un referendum consultivo.

Nasce il Comune di Bellaria Igea Marina

Il 17 gennaio 1956 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi firma il decreto che sancisce l’autonomia di Bellaria Igea Marina

Il 28 febbraio 1956 nasce ufficialmente il Comune di Bellaria Igea Marina: è una giornata di sole, dopo giorni di tempesta e neve.

Il nuovo Comune conta 8.133 abitanti e una superficie di 18,17 kmq.

“Aria di festa in questi giorni a Bellaria: festoni di bandiere bianco-azzurre nelle vie, banda in piazza, corteo, manifesti ed automobili ornate di guidoncini su cui è scritto – Viva il nuovo Comune di Bellaria-Igea”

Marco Ciavolella, Il Resto del Carlino – 10 febbraio 1956

Alle 10,30 sul lungomare al nuovo confine tra Rimini e Bellaria Igea Marina il simbolico taglio del nastro da parte del senatore Giovanni Braschi, ministro delle Poste e Telecomunicazioni.

La delegazione si sposta nella piazza centrale dove il ministro porta gli auguri del governo ad una gran folla festosa.

In questa foto, scattata il 28 febbraio 1956, la solennità di un carabiniere in alta uniforme davanti alla sede del nuovo Comune di Bellaria Igea Marina, oggi la biblioteca Alfredo Panzini, in viale Paolo Guidi.

Nino Vasini, primo Sindaco di Bellaria Igea Marina

Il 27 maggio 1956 si tengono le prime elezioni amministrative: la lista “Unità cittadina” (comunisti, socialisti, indipendenti di sinistra) prende il 59,6% dei voti, mentre la lista “Blocco democratico” (democristiani, liberali, socialdemocratici, repubblicani, indipendenti di destra) il 40,4%.

Nella prima riunione del consiglio comunale, l’11 giugno 1956, Nino Vasini, 31 anni, venne eletto primo sindaco di Bellaria Igea Marina.

Il manifesto del Comitato promotore

La trascrizione del manifesto:

COMITATO PROMOTORE COMUNE DI BELLARIA – IGEA

Cittadini!

Il sogno ultratrentennale di vedere Bellaria – Igea Marina e Bordonchio eretti a Comune è divenuto una realtà.

La tenacia con la quale il Comitato Promotore ha lungamente dibattuto questa aspirazione di popolo è stata coronata da successo.

L’autonomia comunale che consentirà la diretta amministrazione di questo lembo della Riviera Adriatica col suo entroterra, non è soltanto un punto d’arrivo ma altresì di partenza per il successivo incremento della nostra città, onde riscuotere vieppiù dai nostri ospiti nazionali e stranieri fiducia e ammirazione.

Questo Comitato, interprete fedele dei sentimenti popolari, porge il più genuino ringraziamento e caldo saluto a tutte le autorità competenti, al Governo e a tutti coloro che hanno comunque contribuito al raggiungimento dell’autonomia.

Cittadini!

Così come il Comitato unito e concorde, libero ed apartitico ha saputo portare a lieto compimento la dibattuta autonomia, altrettanto sia nelle popolazioni affinchè con lo stesso spirito ed intendimenti scevri da lotte di politica, apportino distensione e comprensione al fine di ottenere l’inderogabile supremo interesse del Comune. Questo è il più sincero augurio che il Comitato può fare alla cittadinanza affinchè il nuovo Comune, che con amore è accolto dalla grande famiglia dei Comuni d’Italia, possa serenamente amministrarsi nella concordia, nella giustizia, nel progresso sociale e nel lavoro.

W IL NUOVO COMUNE

Benvenuto il nuovo Commissario.

p. Il Comitato Promotore Il segretario

Geom. Tolmino Masacci

Il filmato contiene le interviste ai protagonisti della raggiunta autonomia del Comune di Bellaria Igea Marina nel 1956. Un documento prezioso, voluto dall’amministrazione in occasione dei Sessant’anni di Bellaria Igea Marina quale Comune autonomo. Il filmato è stato proiettato in occasione del Premio Panzini 2016.

Fonti

I libri:

  • Mario Foschi, Lungo viaggio tra storia e memoria, Panozzo Editore 2001
  • Arnaldo Gobbi, Da borgata a città
  • Stefano Pivato, La prima amministrazione comunale di Bellaria Igea Marina (1956-1960), Panozzo Editore 1997

Gli articoli:

  • Il Resto del Carlino del 10 e 19 febbraio 1956

Note

  1. Fondo Belli, Biblioteca Gambalunga, Rimini ↩︎
  2. Per approfondire la questione rimando all’articolo di Chiamamicittà – https://www.chiamamicitta.it/29-novembre-1954-il-sindaco-di-rimini-e-cacciato-dal-prefetto ↩︎


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