Della piccola chiesa, nota come “chiesina Giovannini” rimangono solo i ricordi e poche foto in bianco e nero. Fu demolita a metà degli anni ’60, cancellata in un’epoca di rapido e spesso disordinato sviluppo urbano.
La piccola cappelletta non aveva un nome proprio : veniva chiamata semplicemente chiesina Giovannini perché sorgeva all’interno dell’omonima proprietà, un’area che si estendeva da via Panzini fino al mare, proprio dove oggi si trova il Palazzo del Turismo. Sul lato verso il mare si trovava la pensione Giovannini, immersa in un ampio parco, mentre vicino a via Panzini si ergeva la piccola chiesa.


Il villino diventato Pensione Giovannini. Siamo nel 1910 circa, notare gli uomini sul tetto …
In questa cartolina di inizio Novecento, con una foto scattata probabilmente dalla stazione di Bellaria, vediamo la piccola chiesina (nel cerchio rosso), sullo sfondo il villino Rosetti.

Non disponiamo di fotografie o descrizioni dell’interno della chiesa, ma possiamo immaginarlo modesto e semplice. Tuttavia, non va dimenticato che tra i fedeli vi erano figure di spicco come Rosetti, Moneta, Nadiani, Lugaresi e molte famiglie influenti dell’epoca, che possedevano ville sul mare a Bellaria, in particolare nella zona della Cagnona.
La messa domenicale celebrata presso la piccola chiesa Giovannini soddisfaceva le esigenze dei proprietari delle ville e dei primi vacanzieri. A quel tempo, l’unica chiesa presente a Bellaria era Santa Margherita di Bellaria Monte, costruita accanto al castello dei Malatesta. La chiesa del Sacro Cuore, in piazza Don Minzoni, sarebbe stata costruita e inaugurata solo nel 1936..
Per molti proprietari delle ville, raggiungere Santa Margherita risultava poco pratico; per questo motivo la messa veniva celebrata nella chiesina Giovannini.
Nella foto seguente vediamo, sulla destra, la piccola chiesa, e sulla sinistra la stazione di Bellaria. È un’immagine preziosa, uno spaccato della società dell’epoca: siamo nei primi anni del Novecento e, appena usciti dalla messa, ritroviamo insieme i bellariesi, in primo piano, e dietro i “signori” con gli ombrelli e gli abiti eleganti.

Anche in questa foto vediamo le persone all’uscita dalla messa: molti si portavano le sedie da casa. Davanti alla chiesa, con pali e tende, veniva costruito un porticato provvisorio per proteggere i fedeli dal sole. La quantità di ombrelli aperti mostra quanto, all’epoca, il sole non fosse particolarmente amato.

Della chiesina Giovannini, e della sua tenda, ne parla anche Alfredo Panzini nella novella “Il trionfo di Nadina”
“Chiesa non propriamente, ché la parrocchia è lontana, ma una piccola cappelletta ove si officia soltanto nei mesi d’estate per comodo dei forestieri. Poche dozzine di persone essa può contenere, e la più parte del popolo ascoltano la mirabile mistica storia della passione di Cristo sotto una tenda che già fu antica vela e conobbe la tempesta del mare. Ora difende quel popolo dal sole.
(Alfredo Panzini, “Il trionfo di Nadina” pagina 120, il racconto è contenuto nel libro “Trionfi di Donna” pubblicato nel 1903)
La domenica quivi si officia e la leggenda del sacrificio mirabile cade, stilla preziosa, nel cuore degli umani”
La fotografia seguente è stata scattata all’uscita della messa presso la chiesina Giovannini, siamo nei primissimi anni del Novecento. Colpisce la grande quantità di persone radunate sul sagrato. L’eleganza degli abiti – cappelli rigidi per gli uomini, ombrelli e lunghi abiti chiari per le donne – permette di riconoscere con facilità i “signori”, i proprietari dei villini, e i primi villeggianti. Il loro aspetto contrasta con il vestiario semplice dei bellariesi dell’epoca e restituisce un ritratto vivissimo della società balneare ai suoi inizi.

Come finisce la storia della chiesina Giovannini
La proprietà fu acquisita dalle suore Missionarie del Sacro Cuore che trasformarono la pensione nell’asilo infantile “Villa Gioia”: l’asilo frequentato da generazioni di bellariesi..

La piccola chiesa rimase accanto all’asilo e al grande parco, non più utilizzata per le funzioni religiose, ormai celebrate nella nuova e più ampia chiesa sorta poco distante.
Per anni la chiesina Giovannini restò lì, discreta e silenziosa, a custodire la memoria di un’epoca.
Fino alla metà degli anni Sessanta, quando tutto venne cancellato: nel 1965 la chiesa fu demolita, insieme ai ricordi che custodiva.
Al posto della chiesina, dell’asilo e del parco sorgeranno alberghi, condomini e il Palazzo del Turismo.
Nella foto seguente, risalente agli anni Sessanta, sono evidenziate la chiesina e l’asilo, insieme alla biblioteca e al piazzale Kennedy, elementi che permettono una chiara localizzazione dell’area.

Oggi, mentre Bellaria continua a evolversi, con questo piccolo articolo se ne vuole conservare il ricordo.

Fonti
- La mia Bellaria, di Arnaldo Gobbi
- Le scarpette mi fan drin drin, di Clara Vasini – La Stamperia, 1995
- Il volto, di Manlio Masini – Maggioli Editore, 1986


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