Storie Bellariesi

Cose accadute a Bellaria Igea Marina

di

Nel 1947 Bellaria si stava lentamente riprendendo dagli anni difficili della guerra. Tra le iniziative prese per rilanciare il turismo, l’Azienda Autonoma di Soggiorno decise di promuovere un Premio Letterario, rivolto ad articoli dedicati alla città e pubblicati su quotidiani nazionali.

Il premio, del valore di 50.000 lire, venne assegnato a Indro Montanelli per l’articolo “Mare per bambini“, pubblicato sul Corriere della Sera.

L’articolo di Indro Montanelli, all’epoca 38enne, offre un ritratto vivido e ironico della spiaggia di Bellaria: un luogo rustico,
lontano dalla mondanità delle località balneari più sofisticate, dove i bambini sono i veri protagonisti.
Colto, ironico e divertito Montanelli guarda Bellaria come un antropologo che osserva una tribù: ne sorride, ma la valorizza. E con la frase finale –” Lasciate andare il Tirreno, mare dei grandi e venitevene sull’Adriatico, mare per bambini …” – anticipa quella politica turistica che diventerà un tratto distintivo della nostra Riviera negli anni successivi.

Ecco la trascrizione integrale dell’articolo:

Mare per bambini

Sulla spiaggia di Bellaria, quando vi giunsi di tarda sera semisoffocato dal caldo di Milano e del treno, non c’era unico essere vivente, che un pollo.

Era un bel pollo, dai cosciotti muscolosi e dal sedere rotondo, compatto di penne e rostrato di artigli. Insolente e indolente, stava facendo i suoi cento passi, come un villeggiante qualunque lungo la linea del «bagnasciuga», e quando la spuma di un’onda un po’ più lunga giungeva a bagnargli i piedi, si guardava intorno soddisfatto e orgoglioso di aver «sfidato i flutti». Però ogni tanto nei flutti ci ficcava anche il becco con un fulmineo a fondo; e ne estraeva un pesciolino che rapidamente inghiottiva.

Un pollo

Più dei bagnini dalla mascella larga, più dei bragozzi dalla vela color ocra, più della tinta verde malachite del mare, più, degli stormi dei bambini semiemergenti sulle secche che zebrano l’Adriatico, quel pollo era il simbolo di quella spiaggia che, fra Rimini e Cesenatico, non è che l’appendice e la continuazione del podere. I pescatori non sono che contadini, i quali a tempo perso si dedicano alla rete come da noi in Toscana si dedicano al fucile.

Ma il pesce che riportano a casa non lo mangiano; lo vendono agli alberghi e alle pensioni, per proprio conto restando fedeli al culatello e alle lasagne. Le spiagge passeggiate e razzolate dai polli non sono spiagge di lusso. Tony e Patricia, i figli della contessa di Belminy, non si rassegnerebbero mai a spartire la propria villeggiatura con una gallina; e sul loro esempio non vi si rassegnerebbero nemmeno Antèa e John, i rampolli del borsaro nero. «Cecè» si chiamava un ragazzetto romano che l’altra mattina fece con sua madre la prima comparsa sul bagnasciuga di Bellaria. Quando la signora pronunciò, su un tono di richiamo, quel nome, ci fu, su tutta la spiaggia, un bisbiglio d’interdetto stupore, Cecè: non si era mai sentito niente di simile da queste parti. Il pollo che, come al solito, sfidava i flutti lasciandosene bagnare gli artigli, alzò di scatto a quel nome la testa, guardò il ragazzo prima di fronte, poi da destra, poi da sinistra; e infine con un sordo scocciatissimo «co-co-cò» prese ad allontanarsi, scotendo il capo come un nonno brontolone. L’indomani mattina Cecè aveva cambiato nome: si chiamava Cesarino, e il pollo non ebbe nessuna difficoltà a razzolare fra le gambe anche di lui. Ad eccezione di Rimini e di Riccione e, subordinatamente, di Cattolica e di Cesenatico, dove la mondanità ha preso un sia pur modesto piede, questa spiaggia adriatica è ancora un fondo rustico, paradiso di bambini, di monache e di preti. Donne non ce ne sono, se non sotto forma di madri, o di zie, o di sorelle. A volerne adescare una, occorre prima sedurre Gigetto, loro rispettivo pargolo, nipote o fratellino, il quale vi sottoporrà a una lunga serie di ricatti che vanno dalla gita in moscone al «Krapfen» di Edoardo il bombolonaro. Gigetto è il re di questa spiaggia adriatica. Noialtri grandi non siamo che la sua tollerata appendice. Per non svegliare Gigetto che va a letto presto, la sera, anche noi andiamo a letto presto, e presto ci facciamo risvegliare la mattina dalle sue rumorose invocazioni di caffelatte ispirate dall’affamato orgasmo di un passerotto di nido. Dopodiché Gigetto ti entra in camera senza chiedere il permesso con una palla sotto il braccio sinistro, un veliero sotto quello destro e, ficcandosi le dita dentro il naso, t’invita perentoriamente a seguirlo sulla spiaggia per scavare le gallerie nella sabbia.

È una spiaggia casta. Tanto casta che i preti hanno stabilito in una sua pensione un loro quartier generale estivo e vi campeggiano con le loro tonache antibalneari. Il dott. Guidobaldo Valducci, signorotto locale, volle organizzare una manifestazione contro di loro per persuaderli ad andarsene e a cedere il posto a una clientela più moderna: invitò tutte le donne di sua conoscenza a passeggiare sotto la sacerdotale pensione vestite, o meglio svestite, nella maniera più provocante. Ma il tentativo abortì. Le bagnanti di Bellaria non sono donne. Sono soltanto le madri, le zie, le sorelle di Gigetto: una fauna sempre pronta ad arrossire più rapidamente di quanto non possa fare arrossire qualunque più suscettibile e schivo seminarista. I preti sono rimasti, e poiché in fondo condividono i gusti di Gigetto per i risvegli di buon mattino, le zuppe di pane bianco nel latte, le gallerie nella sabbia e i “Krapfen” di Edoardo.

All’Adriatico!

La “Capannina” e il “Marocco” sono i due locali di perdizione di Bellaria. Ma non vi si perde mai nessuno. Il “negretto”, gelatino di crema ricoperta di cioccolata e infilato in una asticciola di legno, costituisce la grande specialità del paese. Lo vendono in un locale che alberga anche la “boule”, ma una clientela che si avvicini al tavolo da giuoco lambendo con la lingua un gelatino e sporcandosene le guance e le mani non è nelle migliori condizioni di spirito per tentare di far saltare il banco. I villeggianti di Bellaria puntano cinquanta lire alla volta. Quando ne hanno perse mille non si fanno più vedere per una settimana intorno al tappeto verde. Che direbbe Gigetto se sapesse che, mentre lui dorme quei ragazzacci dei suoi genitori buttano via con tanta leggerezza il denaro che potrebbe servire per le vacanze dell’anno venturo?

Perché le mille lire, che a Portofino e al Forte rappresentano una mancia o un aperitivo, a Bellaria rappresentano invece un giorno di pensione con cabina e ombrellone sulla spiaggia. E una pensione romagnola non è una pensione ligure o toscana: presuppone fior di tagliatelle all’uovo, pasticci di lasagne, bistecche e cosciotti di pollo.

Questo fondo rustico razzolato dalle galline, questa appendice di podere da cui rifuggono i borsari neri e le contesse di Belminy, questo lungo regno di Gigetto su cui preti e monache si danno convegno e che si stende ininterrotto da Cesenatico ad Ancona, è uno dei pochi paesi seri che ancora restino in Italia: forse l’unico nel quale la lira conservi una certa dignità e in cui «andare a tavola» significhi andare a mangiare.

Volete un consiglio amici? Lasciate andare il Tirreno, mare dei grandi; e venitevene sull’Adriatico, mare per bambini. Ai bambini si concede doppia razione per metà prezzo. E a questi lumi di luna il vantaggio non è del tutto trascurabile.


Indro Montanelli, Corriere della Sera, luglio 1947

Nella foto : Guido Valducci, Indro Montanelli e Piero Panzini (figlio di Alfredo Panzini) davanti a Villa Valducci il 13.07.1947 (© Fondo Panzini, Bellaria Igea Marina). Montanelli cita Valducci nell’articolo come ” Il dott. Guidobaldo Valducci, signorotto locale

Guido Valducci, Indro Montanelli e Piero Panzini (figlio di Alfredo Panzini) davanti a Villa Valducci - 1947

“Così si conclude Lungo la spiaggia di Bellaria non passeggiano i polli, l’ironica risposta di Walter Minardi all’articolo di Montanelli. La commissione dell’Azienda Autonoma di Soggiorno giudicò l’articolo meritevole di particolare considerazione e annotò a verbale che, la sera della consegna del premio, il 20 agosto 1947, sarebbe stato offerto ai partecipanti il celebre pollo «catturato sulla spiaggia di Bellaria». Qui potete leggere l’articolo completo.

(…)

Il pollo di Montanelli

Giorni or sono suscitò molti commenti fra i bagnanti una corrispondenza di Indro Montanelli, pubblicata dal “Corriere della Sera” in cui era detto che di sera sulla spiaggia di Bellaria si incontrano polli che gironzolano lungo la linea del bagnasciuga tuffando a tratti il becco nei flutti che lambiscono loro le zampe.

Confesso che poche cose lusingano la mia aspettativa come la possibilità di incontrare polli sul mio cammino, specialmente se questi sono in luogo deserto e liberi da pastoie padronali. Quando al mattino lessi l’articolo decisi di fare un sopralluogo serotino sulla spiaggia; e verso il tramonto partii dalla mia pensione ansioso come un cacciatore.

Non ero mai stato sulla spiaggia dopo il tramonto, ma sono sicuro che non si era mai vista tanta gente, di sera, sul lungomare, il che mi fece supporre che tutta quella gente andasse in caccia di polli, dopo aver letto l’articolo di Montanelli. Fra le persone che incontrai riconobbi un mio vicino di capanno, un signore barbuto e dall’aspetto dignitoso, il quale portava con se una rete a sacchetto munita di un lungo manico Potrei essere tacciato di malignità ma io dubito che quel signore andasse a pescare pesciolini sotto la luna con una reticella.

Di polli, però, nemmeno l’ombra. Dirò di più: a Bellaria non vidi mai un pollo: neppure alla mensa della mia pensione.

Walter Minardi, Giornale dell’Emilia, 19 luglio 1947

Due immagini che mostrano com’era la spiaggia di Bellaria all’epoca dell’articolo di Montanelli:


Articolo pubblicato il :

Ultima modifica :


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *